The Ahmanson-Murphy
Early Italian Printing Collection
- ; E) Fiaagoiti
ng
= Ò TTTEELA q
PO ar \ at
oa TSE
acquired with funds donated by
The Ahmanson Foundation
&° Franklin D. Murphy
La”)
UCLA Library
He
Phat
"o
\:
d + PE RE RI
ù (EI
SA
f î Ml “
ro PE alii pa n de 1
î derto » »d' det ami
3 di Aim a ar
« È
sl ded nti de
Ca sulla
i 4
A i DO “ i Meg = -r le
cr uri ud
Y i =
à N 3
La ” -_
Arm
-
porri hyot +
»
h
&
i rs SE
è mp
de SA CHE
SI I n
i I Ti sie vel
i +) We
a , >) tua
ca È o
pa . Pa ri
IL MARESCAL'CO
DI MESSER RI Ez
TRO ARETINO 6: x
%
\
5
l9y/ AD
i PI A y AU {(A_K
Lo
%
e.
I
e.
Alla Magnanima Argentina Ran:
gona Pietro Aretino.
H onoratiSignora, per non inciampare nello er
rore di quelli , che hauendo figliuole fi credes
no non pur tenere le mam che non le tocchi:
no, ma gliocchi che non le mirino; ho cone
chiufo meco di prendere partito di quefla
mia , che fendo fernina non è punto differente.
dalla natura delle donne, ne mi è gionato tener
la mal veflità , er inornata , concedendole ape
na lauarfi il vifo con l’acqua, pura, che alfic
ne mi fono accorto ch'ella conofce ognuno,cre
dendomi che non la haueffe mai vifta alcuno è
onde io che veggio in pericolo lo boner fuo ,
ea il mio ; poi che non poffo metterle in 2
re di farfi Moma, vedendo la religione in
cui alleuate le nobiliffime Donfelle pofte a i fer
nigi voftri , ve la dono ; fperando vdire di lei
qualcuna di quelle qualità che il Mondo ode di
voi ; che bauere fatto della cafa voftra il ceme
pio di pudicitia: co perche ella e alquanto bal
danfofetta , infegnacele voi che fete lo effeme
pio de i gentili cflumi à non paffare i termi
m di hone(ta , nel fer Comedia della hiltoria
del Marelcalco sil quale douea configliarfi di
tor moglie con il gran Canaliere Guido Rane.
gene , che fattolo capace di vna parce delle
virtu della fua ( che mentre Dio glie la guar
da , non dirò mai che Re muno fia più felice”
di lui ) gli harebbe aperto gliocchi dimamie:
rache farebbe-corfo a pigliarla. Hora ò per
ferua , ò per aò che viaggrada, degnateyi
di accettarla, che in qualunque modo vi flia
‘ preffo , ella anantera tutte le parì fue di gra
do ; come voi con la grandezze dello ammo
vofiro, co con il prudente voftro valore ,
auangate, non folo tutte le magnanime Done
ne matuttii Principi d’oggi di.
Ac
PERSONE.
HISTRIONE
GIANNICCO Ragzzîo,
MARESCALCO Padrone.
MES, IACOPO
AMBROGIO .
BALIA Del Marefcalco,
PEDANTE
PAGGIO Del Caualiere,
STAFFIERE Del Dua
CONTE
CAVALIERE
GIVDEO
GIOIELIERE
FIGLIVOLO © Di Meffer Iacopo,
VECCHIA |
CARLO | Veftito da Spofa.
MATRONA
GENTILDONNA
MES. PREBVS
FANTESCA Del Conte.
STAFFIERE Del Conte,
HISTRIONE, folo.
(CU E non che ioriguardo è quella nobile gentilez3a, la
quale vi ha fatto degnare dì vemre a ornare;ey è
honorare quefto luogo con le voftre diuine prefente,
fi come orna , eo honora il mondo con le fue diuine
Magnifiante il grande HIPPOLITO DE
| MEDICI, per Dio, à fe, per quefle Croae, che io
adeffo adeffo,momò,borkora,im quefto punto, afcon
derei in vno eo atera,aciò che i miei compagni non mi
baueffero iftafera alla loro Comedia, a honorare il gran
CARDINAL DI LORENO.ttla cagione
e chei buffoli hanno datto la cura del Prologo eo del
lo argumento ad vn goffo, ad vn bue, ad vn moccicos
ne,che nongli bafta Pammo di veriirui dire come.
| Magnamimo Duca di Mantoua effempio di bontà è
di liberalità nel noftro peffimo fecolo, bauendo vn Ma
refcalco ritrofo con le Donne, come gli vfurai con lo
fpendere, gli ordina vna burla per via della quale gli
fa tor moglie con nome di quatro milia feudi di dote,
eo trafcinatolo in cafa del gentliffimo Conte Nicola,
albergo di vertu, eo rifugio dei vertuofi (pofa per
forda vn fanaullo, che da fanciulla era veftito. Et
- fcoperto fi lo inganno il valente huomo ne ha piy al:
legrez%a neltrouarlo mafchio, che non hebbe dolos
re credendolo femina + Hora fe fi pecca mortalmene
teà nondare vn cauallo a quel venerabile caftrone,
che non ha paura d’effere vn Qium pecus , to teme
di fauellare nel confetto voftro ditelo vois anfilo me
viterebbenc gli firegoni , voli dire biftrioni che gli
A ij
diedero cotal cirio, Et fappiate Sionorl che non
eraerror niuno à far che trafformato in ogni perfoz
na io folo vi apprefenta[fi tutto quello che i miei
fotij tutti infieme vi reciteranno , &r che fiail vero
che io vaglia piu di loro vditeme , ey vdite poi effi,
giudicate de î noftri meriti.
eio baueff è farni lo argomento ( è feruitiale che
lo chiami il Petrarca ) nonè (petiale ne (pedale che
io non faeffi parere vna beftia, Io me ne verrei
via togato , e laureato ( cafo che il lauro non foffe
fioccupato intorno alle hofterie che non mi poreffe
feruire ) co moftrando grauità nel paffeogiare , maez
fà nello arreftarfi ; <> probità nel guardare, direi,
5 pettatori fnello ama unquano , eo per meo di fcale
tro à fe fottragge quina er quindi vopo , in guifa
che alle auretce eftine godedello amore di in voglia
facendo reflio fouente , che fu le frefche berbette al
fuono dii liquidi criftalli cantaua l’oro , le perle, &
Poftro di colei che lo ancide.
e io foffi vna Roffiana con riwerenta parlando , io
mi veftireidibigio , er diftinta , eo fcalZa con due
candele in mano maSticando paternofiri , er infil&n
do aue marie dopo lo bauere fiutate tutte le chiefe ,
pid chel meffere non fuffe in cafa , 9° compare,
A
alla porta di Madonna la percoterei pian piano, .
eo impetrande vdienfa , prima che io verifi al
quia le contereii miei affanm, i miei digiuni, <9°
le mie orationi , è poi con mille nowellette rallegrato:
la , leentrerei nelle fue bellezZe sche tutte gongo:
lano nello vdir lodare i lorobegli occhi, le lor, bele
lemani, e la lor gentile aria e facendo meranie
Lliedelrifo , della fauella , della roffez%& , delle labe
bra , co della candideZ de denti, fguainato fuori
yna efclamatione diret, O Madonna tutte le belle
di Italia non farebber degne di fcal&re wn pelo alle
voftre aglia ,&7 tofto che io l’haueffi vinta conle ar
me delle fue lodi, fofpirando le direi voftra gratia
ha mal conao il piu leggiadro gionane yil piu va:
go , e il piu rico di quefta. Citta, gym w tempo
le piancerei vna letterina in manost9 ini mancareba.
beno fcufe cogliendomia il fuo marito, «Etferfe li
faprei direaltro che lino da filare ex vona da couare,.
afo che iofojfi Madonna fchifa il poco, che faccea del
la ariegia duo bocconi , er di quellacofa vno, Toe
Sto che la fopradetta roffiana mi poneffe la lettera in
mano , laguarderei prima a quella fog gia, ex in co
tal modo, cr poi dandole d’una Vecchia poltrona
nel capo, le direi conle dita in fu gliocchi , ioio, ti pa
io di quelle an? incanta nebbia , bene bambini, caccia
diuoli; e fquarciata cr calpeSia la carta la fofpianee.
rei giù per la fcala, co apena toltomela dinanzi, ripi
Qliato i pezzi di effa o ricongiuntoli infieme, & in
tefo il tenor fuo,ni apprenderei al partito che pigliano
le fauieseo che la imbafciata mi fo;fe Fiatn cara nò alla
maniera referita dalla cpporttrice,ne farei fegno allo
amite dal balcone, forrirendo cofi, cr nchinadonmgli
cofi,<y cofi vez:egiando co la tefta m cotal guifa,
cò la bocca acconaa cofi,ftringerei le labbra alquato,
&' di poi le eprirei cò certi Sofpiretti troppo bentratti
dal core cofithone hauédo le lagrime co le rifa à mia
A iiy
pofta , torrei la vola à qual puttana fi fia. Et conta?
le arte farei lauorare il marcello di forte, che chi mà
amaffe mà trarria dietro la robba con maggior furia
che non mitraffe il cores er non è dottore in maréma
fi fcaltrito che fapeffe cofi fauiamente riparare ad vno
candolo , come ripareriaio con il mio marito; @fo
che lo amico mi foffe trouato in cafa. |
ome farei io bene vno affaffinato da Amore, non è
Spagnolo, ne Napolitano che mì vin=ffe di copia di
Sofpiri , di abbondanZa di lagrime; vr di cerimonia di
parole , o tutto pieno di lufTuriofi taglietti verrei in
-
campo con il pag gio dietromi veftito de i colori donati
mi dalla Diua,<o' à ogni paffo mi farei forbire le (carpe
di certio pelo,<y fquaffando il penacchio con voce foma
meffa ag girandomi intorno alle fue mura bifcanterei .
Ogni loco mi attrifta oue io non veggio.
Farei fare Madriguli im fa laude , eo dal Trombone
cino componerni fufo i canti , cos nella berretta portes
rei vna imprefa, ue foffe vno hamo, vn delphino,
vn core, che difciferato vuol dire, amo delfino core.
bi faria quel pazZo che ha paura che la moglie non oli
fia rubbata dalle mofche , è dalle GanZare che fapeffe fa
revn gelofo meglio di me #10 fuggellerei fino al de2
ftro à adche gliamanti non vemfjero profumati per
entrouia à farmi diuentar vn cormacopia, Ne balli,
ne fefte , ne comedie, ne nozfé mi ai coglierieno , ne
gioueriano fupplicationi di ama , ne di parenti ; pere
che balli fefte , comedie, to 07% furon trouate dallo
Dio Cupido, ex per confultare il luogo , & il tempo
del voi mi intendete,
& PRIMO
D io ve'ldicdcome io contraferei vno auaro, vn pidot?
| chiofo, e vn mifero. Inperfona, &o manu propria
adacquerei il vino, pefarei il pane, <o mifurerei lè me
néftre, eo: con letrnaglie non mi fi trarria wn foldo del
le mani , &o litigherei duebore vn quattrino nel om
prare tre libre di carne, le quali farei trinciare fi fot
tili, che dieci perfone ne triumpherebbeno ; 9° farei
meco cinque ò fei diete prima che io pagaffi il falaro
al famiglio. |
V nmilite glotiofo lafcifi imitare è queSiofafto. Tomi
attrauerfarei la beretta a quefta foggia, mi fo(pendes
rei la'(pada al fiancho alla beftiale, e laftiando ca-
der giufo le calfette, mouerai il paffo come fi mucué
al fuono del tamburo , dioé cofi : e conil guardo fies
ro mireréi la gente in torto , co lifciandomi la barba
con la mano , trifto quella pietra che mi toccaffe,il pie
de, e il primo che ti attrauerfa(fe la firada lo taglie
rei nel mezfo è appiccandolo al contrario lo mandez
rei per ilmondo ome vn miracolo, Ah intemerata
madre di gratia, abi benedetto Dio, ahi nel (iradiotto,
leuami dinnaZi quello {pecchio che la mia ombra mi
fe paura; a mi ant vegmamo al parafito è © come lo
farei io di galantaria;cafo che il padrone frappa[fe me
ro, ogni cofa glifarei buono, fe egli mi diceffe , Sono
io bello?gli refponderei beliffinto, fon io valente? val:h
tiffimo ; fono io liberale? liberalifJimos non ho io die:
ceturchi inflalla è fi, nonho io veftimenti di brocmtò
d'oro ? er d'argento, non ho io cento nylia ducati in
coffa è cofi è, Non muoiono di me tutte le belle? tut:
tes non godo.io d’una pentildonna ? Signorfi , il Rè
ATTO 4
non mi ama è vi adora + Lo Imperadore nonmi die
de mille fanti è diede s nen canto io fosuemente è can
tte, come fuono io?come Meffer Marco dalla A quilas
che ti par del mio volteg giare*miracolosdel mio falta
reiftupifcosdel mioifchermiresrinafcoset del mioicorre
restrafecolo.In soma io gli fupgellerei ogni fuafrappa
fi,che gli,cauerei dell’amma la vita nò che i danari del
le marà,t2 le vefti di doffc:et promettendogli ad ogna
hora abi novelli in otto giorm mi gli farei fratello.
Vv no di quelli (oldati del Tinca farei ioberiffimo. Io di
rei almio tempo il Dura Borfo fee vna gioftra con
gli huomins d'arme da vero.I quali hauenanoi gam
bali,i cofali, er il cupale di ferro, et al nio tempoi Bè
tiuogli alle nozte loro ferno il gioco de la inguintana,
oue io ruppi vna lancia bufa piena di vcalli, € dipin
ta,in fei colpi, eo al mio tempo ballai alla feftadel Capi
tano del mal nome con vna Signora, peraò conil faze
geletto, perche allbora nò fi potra toccare la mano alle
donne ballando , adeffo gli buomimi la tengono afcofa
fotto la cippa con_mille caboldole; e 6 vna gran
dishoneftà , ey vna gran ribalderia, bafia mò.
V i confeffo bene che mi metteria wn beftial penfiee
re di contrafare vn Signore , perche fe io foffi vn Sie
gnore ( che Dio me ne guardi) non faprei mai come
| loro non reconofcere fede di feruitere, ne benefi:
ao di amico , ve carnalità di fange , ne potrei
con la mia caftroneria aggiunger mai alla loro. Io
non vo dire ignoranta. Ma ecconi la Giannico ; ò
il fottil ladroncello , 0 il granghiotto attendete a
lui che io mi raccomando alle Signorie vojtre.
ATTO PRIMO
GIANNICCO Ragazzo cantando
MARESCALCO Padrone,
Il nio padronto moglie in quefla terra
im queSla terras
La torrà, non la torrà,
Ei l’haura, eg non l’haurà in quefta fera in
quefta fera.
Mar, Done diauolo e queftotrifto,puo farla natu:
racha mai lo poffa bauere quandoio lo voglio:
Rag. Lamifamale m porta,
Mar, Et d’ondefi viene an?
Rag. Tononmieraaccortodi uoi padrone buon pro»
Mar, Chevuoldirbuonprò?
Rag. Nol fapete voi?
Mar. Chevuoitu cheio fappia?
Rag. Voche fappiate de lamoglieche vi dail Si:
‘ gnore,
Mar. — Ah,ab,burle Cortigiane,
Rag. Voive ne avedereto,
Mar, Chiti badetto quefia ciancia?
Rag. Igentilbuomini,i pso gi,i fecreteri,i falcone?
ri,gli vfcieri,et il trpero che fta in fu la tasola»
Mar, Novelle dicorte,
Reg. Parole.
“Mar, Taa,fad,
Rag. Olol'ho ara,
Rag, I mio padron to moglie,
È ATTO
Mar. Perche?
Rag, Perc he fio
‘. Mar, Matto +
Rag. Perdioche padrone che fi dice che voi fare,
che voi dite,’
Mari Voitacere,d nd?
Rag. Quelchepiacealla Signoria voftra.
Mar, Ecmaneci,che c'è Meffere Iacopo?
MES, 1AC OPO. MARESCALCO,
RAGAZZO,
Mes.Iacs Sempre titrouo in conclaui col tuo pino»
Mar, Mal cheDio glidia.
Reg, Anobis,
Mar, Che dia?
Rag. Chebaueteiltorto.
Mes.Iac, Ab,ba, eccoci in comedia,
Mar, Parlad’altro che di moglie, fe non.
Rag, Dichevolete cheviparlitdi marito? &fe
tutto in mondo dice che il Signor vi da moglie
perche no’! poffo dire anc'iot
Mar. Chefi,chefi. >
Mes.Iac, Per certo Gianrico ti dice cofa che non credea
che ti foffe nuona, cr vemua per rallegrarmee
ne teco, perche oltra lo effer bella, virtuofa,
ben nata, intendo che ti da quattro milia feudi
di dote, DIET,
Mar, © \queflafariaben bella,fe io haneli iftaferaà
PRIMO
ter moglie (ene faperne cofa alcuna.
Mes,lac.I Signori buoni rome il noftro hanno fatto prie
ma il bene che altri babbia penfato di bauerlo,
eo vfa fimili tratti accioche chi lo ferue fia er
ro di effer pagato del fuo feruire,guando a fpe
ra meno.
Mar, USignorebàil miglior tempo di Signor che
viua Dio lo mantenga , eo come fi fia, è me
non lafregherà egli con quefta moglie,
Rag. Toglietela,toglietela padron dole.
Mar, — Pergitterlain vnpozo latorro.
Mes.Iac, Invnpoz$o ehè
Mar, Inwnpo73o,fi,
Mes.Iac, Egli none fi grande huomo nella nofira Corte
che non fi tene(fe beato hauendola.
Mar. A’riuedera,
Mes.Iac, A fpetta vn poco.
Mar, Lafciatini di gratia.
Mes.Iac, Afcolta te ne prego, -
Rag, Vditelopadroncaro,
Mar. Ilbaftante fi duole dan piede,eo bifogna che
io vada,ne mi cacciarete carotte , non per dio»
Mes.Iac, Gouernati pur da paz$6 al folito.
Mar. Soncortigiano anche î0,
Mes.Iac, Di poi che non te l’habbia detto.
Mar, VienGiannico,
Rag. = Venguieglilatorràbenfi Meffere:
. Mes,Iac Tanto baueffe egli fiato,O,0,0, che beftiaccia,
mi par cofi vedere che quefta pratica lo farà
cacciare m mal hora,ma doue fiva Ambrogio?
TATTO
AMBROGIO, MES, FACOPO,
Amb, E' pur gran cofa queSto voftro fempre parlar
con voi Sleffo, <> fempre borbottate, 0 che
il voSiro famiglio e vn ladro, ò che eglie è vno
imbriaco ,d che filena à vefpro, dche lecci
piatti,ò che,giuoca ò che va alle femine, è che
non dice mai vn vero, ò che non fa fare vna
imbafciate, d che mandate il corbo mandando
lo n vn fersigio , tr gliapponete fino che dor
me d cauallo , er hora di che vi dolete?
Mes.Idc, Io ferneticaua meco del Marefcalco che nonvuo
le vna moglie che gli delibera dare il Ducs,
bellifima , &' ricchiffima,
Amb. Può effere?
Mes.Iac, Cofi è, e fe nonera io poco fà crucifiggea il
fuo Ragaz{o nai
Amb. Comeì
Mes.Iac, Per bauergli detto che fi dice che egli to mos
glie iftafera,
Amb. Ah,ab,ah.
Mes,Iac, Vn altro di contanta ventura ringratierebbe
Iddio, e quefti lo rinega.
Amb, Semprei Signori fanno bene à chi no’l merie
ti,ò d chino”! conofce,
Mes,Iac, I Signori fanno delle altre cofe, piu trifte,
amb. © Voglio che andiamo à vedere conche fronte
| egli comparifce è fpofarla,
Mes.Iac. Dubbiti tu che non faccia cotal cerimonia alla
philofophefca?
Amb,
PRIMO
Ah, ah,doue fi fanno le noz%?
Mes.Iac, In cafa del conte,
Amb. Stabene,ritrouiamoci alla botte ga della verità
fe vogliamo andare infieme alla feSta,
Mes.Iac. Ella é detta addio,
Amb,
Bal.
Roo,
Bal,
Rag,
Bal,
Rag,
Bal.
Rdg.
Bal.
Rag.
Bal.
Rag,
Bal,
Addio:
BALIA, REGAZZO.
Dose, doue ne vai cofi fantaflico ? che c'è di
mono?
Al cor,per la put,
Io no t'intedo,che è del mio figlinolo di latte?
Dimandatene al fuoco,
Belle parole,
Non vò più ftar feco,to' feio mi parto,feio mi
parto.
Egliti tratta meglio che tu nò meriti beftiuolo,
Io dico il uero,egli mi havoluro tagliare d pez
i.
Si domine a peZZi,<o' perche?
Per hauergli detto che tutta Mantua è pietta
che il Signor gli da moglie. 4
Che m dia tu?
Il vangelo, Et beflemmia come un traditore
che non la vuole,ma la torrà v'egli crepaffe,
O benedetta fanta Naffi(fa ponetegli le mani m
capo,et im mulieribus,-: nome tuum,s «ita dul
cedo: panem noftrumy:<beneditta tu,:* egli
la toglie ad ce, <<adte fufpiramus. «<io. fiarò
come una (antarella,: «7 homo faStus eft, ce
Dimmi Giannicco figlio ciand tut
-_
Roo,
Bal,
Rsg,
Bal.
Reg,
Bal.
Rag,
Bal,
ATTO Mi
Potti che non dico di, |
Non beftemmiare , io te’l credoze fub pontio
pilaro,vinos,to mortuos,«: le mie oratidi,i nue
digiuni gli vo far queflo paffo , iofo voto alla
Madonna de i fran di non mettere olio,ne fale
ne i quoli i veneri di Marf0,t9' di digiunare
le tempora in pane,<9 in acqua: lagrimarum
velle::a malo Amen. Certo,certo,s’egli toglie
ella farà la fuppa della mia vecchiezga»
Volete altro?
Dose vaigafpettami qui,lafcia fare ame.
Nona voglio (tar fer,
Afpettami dico:
Io a[petterò,ma s'egli,bafta,bafta, m° intenda
bene io andate,
BALIA fola,
Va poi tu,to' fatti beffe de i fogni , infine ifo
gms non fono come la gente gli tiene, meffe
nò, Nonaccade piu che per ad vada al mio
padre (pirituale , anti voglio ritrouare il mio
figliuolo , certo lotromero alla fialla, perche
Sempre c’è qualche cauallo al pollo pefto | ma
eccolo, ventura dio che poco feno bafta, diffe
la buona memoria del mio marito»
MARESCALCO. BALIA,
Oue andate cofifirahora?
PRIMO RG
Aridaua dal'imo confeffore per vna chfa inte
portante. L°
Che importanza è quefta?fi può dire?
Si può dire,gy non fi può dire. | >
Dice fufa, AA Di
Lo andaua a farmi fpianare vn fogno , ma' per
che lhò impertrepato per la via vengo à te,
fenZa andare a lui, sy Snai
Su contaten il fogno. RGRAE,
Mi parea iflanotte preffo all’alba , effere nele
l’horto a pie del fico a federe , ty mentre che
io afcoltana vno vecllino che cantivia improe
uifoyeccoti vn'buomo befliale che recatofià no
iail canto delpouero vecalletto plitrabena fafe.
fio uccello pur cantuua, egli pur trabes
ua,ty quel cantando, co quel hrando, io gare
rina con l’huomo, <7 l’huomo Garriua mero,
— alla finfine Puccellino eralafciaro fat fafoil
fico, hai tu meefo, |
Haggio, ma ilcafoe à intendere come ‘lo in
tende hora voi, LANLRS
L’uccellino che cantaua,ò il tuo Raga7% che
dolcemente ti ragionana della moglie, l’buoe
mo befliale fei tu che lo nvinaccì ra pioniando»
cene,ey io,fon' io, che fedea fotto al fico , ‘che
tento farò, ey tanto dirò che torrai quefta mo
gliesche buon per te i
Credo che il mondo godade i fatti miei odi
con che trama la mia Balia mi foia, patente,
pur che il fignoichabbia di me piacresio l’hò
B
Bal,
Mar,
Bal,
Mar,
Bol.
Mar.
Bal,
Myr,
Bal, .
Mar,
Bal,
ec TR
aaro,perche è fegno di amore quando il padro
ne fcherZa col feruidore, :
Sufo deftati , <a efci di biafmo, ta di peccaità,
Perche di bia/mo,ty' di peccato,
Tu lo fai perche,
Hoio crocifixo Chriftos
NÒ ma,
Che vuoldir nò ma, |
Vuol dire, Det.
Che?
Che hai fatto peo gio. |
A\che mg n
Tu.lo fai ben tu,hor fa à fenno mio toglila fis
glio,eo affettati vn poco dell’honore, e lafia
andare le giouentudini , <> comindaà dar
prinapio alla cafa tua,che fai purche fei folo,
<il Signore ti donera l’arme, o fi farai
chiamato de i tali, eo de i corali,
O dio,ò dio che tormento è quefto mio,
Poueretto, poweraccio; pouerino, faitu cio che
fi fia il tor moglie?
No”! sò, eo not vò fapere.
It paradifo,il paradifo è il torla,
Sife.loinferno foffe paradifo, pr
Afcoltami di gratia,et poi corpo tuo,fpirto tuo»
Hor dite che vi afcolto,... .. i Rotat
Come lamoglie fiail paradifo,ecco cheioti di
co Tu arrivi in cofa,et la buona moglie ti viene
incotrai capo della fcala ridendo,et cò vn’ama
reuolezZa di core dandoti di vn benmenato nel
Bal,
Mar.
Bal.
PRIMO:
anima ti lena le vefle dadoffo , poi tutte feSles
uole te fi riuolge innanzi, e7 effendo fudato ti.
afciuga con alcuri part fi bianchi et fi delicati
Che ti confortano tutto quanto sr poflo il vi,
nic in frefco to apparecchiato la truola,
fattoti buona peZ<a vento ti fa orinare,
Ab, ah,
Che ridi tu gocaolone? orinato che tu hai ti
pone d cena,t9 affettati à federe,co ti aguza
l'appetito con certi intingeletti, con certi matà
carettiche ne beccherebbero i morti, tr mene
tre mangi ella nò.refta mai cò le piu dolci mas
niere del mondo di porti ananti bora quefta, er
bora quella vinanda, <y ogm buon boccone ti
porge,dicendo mangiate queflo , mangiate que
fl'altro,anche vn poco per mio amore fe mi
amate,co con fimili parole tanto melate,et tan
to inZucherate che ti mandano non pure in pa
radifo,ma piu fufo millanta miglia.
Che fa poi dopo cena queta moglie?
Chiama il marito a letto poi che ha mandato
in il abo, <> prima chelo fca colcare in ef
pi gli laua con acqua bollita con lauro , fale
uia ; <7 rofmarino i piedi molto bene , d9 tos
flo che gli hà (puntate lunghe , forbitolo,
—& friugatolo a fuo fenno;-lo aita a porre
inletto cy fatto raffittare le cofe di tuuola
to di camera , eo dette le fue diuptiora glie
entra à lato tutta confelata, er abbracaato
fre dolce CI NIOR
Bi
Mar.
Bal,
Mar,
Bal,
ATTO 15
conforte bafciandolo tutrauia gli dice cor mio,
diinivà, ma, cara fperan3a, cato fangue,figlio'
dolce, padre bello, non fon’io-la tua putta è la
tha gioia,la tua figlia. èt cofi trattaro un buo
mò non è in paradifo, ©! ©
Non pare d me,mathe fine hanno tante carez
(e da
Hanno,che fi viene a feminate ifigliuoletti fan
tamente ,mon pur dolcemente, Vien poi lamat
tina, la follecita moglie -ti porta le tue voue
frefehe, eo latua campfcia bianca, cr mentre
che ellati gita veftire mefcolando alcuni bafeî,
con le foaui paroletce n fa tante aanae intorè
no, che hai quella confolatione di lei, che fi ha
im paradifo de gliangeli, RA, SEO
Hauete jimeo di dire? |
Come finite? appena ho io cominciato , Eccotî
il vero,<7 il marito torma'a cafa molle pieno di
neue,7 ag ghiacaatò ; to la valente moghe
mutatoti. di drappi fi riftora con buon fuoco in
vn baleno, 7° tofta che fei rifcaldaro 11 defina
re è in ordine , gr con naoue mineltrine, er
con nuovi faworett n rijufeita tutto eo cafo che
mu babbia qualche fantafia,come accade, ella n
fimoftra bumale dicendo che hanete voi, che
penface,non vi date faftidio, Dio a aiterà,&r
Dio ci preuederà,di modo che ogm manencoe
ma ti torna in allegre2a. Vengono poi i bam
bimi,i cagnolina,i buffonaini,ò Dio che confola
Rone,che dolcezza fente il padre quandoil fan
Mar.
Bal.
Mar,
Bal,
Mar,
Bal.
Mar,
Bal.
PRI:M:0r :
ciullo glitoccril uifo eo.il feno.con quelleman > a si
mi tenerine dicendogli pappà,il pappà , al pop
pà,&r hovifto cadere di. wndolce non foche al
fuono di quel pappa di maggior barbeidella
tua ma quado farà ch'io vepgia anchora teò..
Il di di fan Bindo, la fefta-del quale e tre gior
mi dopo il di del giudiao, Gra
Hor mi hai tu intrfo? va
Arcintefo vi ho. Et.bifogneria che voi parlaffi
con vno di quelli male arriuati che d tauola,.in
letto la mattina, la fera, tr fuori,.<r dentro,fi
come tutti i demom foffero nel corpoidella fua
moglie, cofi è tormenteto dalla alterezZa;dalla
oftinatione, er dalla poca carità deffa , ez b0
mtefo dire che minor pena è il mal francofe
con tutte le folenmtà delle. gome,d:ll: bolle, c9'
delle doglie con le podagre fue fcrelle «ppreffo,
che non è lo bauere moglie. si medi
Malanno che Div gli diaa.chi te lo-ha detto,
Etchilo ha, è martire, * » vÙ
Che fia veafo.
Et vnfamiglio baNtaà fer.tutto quello che con fi
lungn diariabayete conto,il qual fi puo cacaa
rembordello d tutte le hore,che non fi puo far
coft della moglie, |
Certamente voi nen meritate fe nò quelle (por
curie delle rouaglie €y de i lenQuoti lauat: con
l’acqua fredda, ex fen<a fapone che fi vfano nel
le voftre fudice Corti mamgoldi .. Ma ecco il
tuo Ragaz3o,che fara buone le se parole,
By
“è TV
è*$0)7% ,
L=)
L
Rag.
Mar,
Rag,
Mar,
Rao,
Bal,
Mer,
Ra9,
Mar.
Rag.
Mar.
Bal,
Reg.
Mar.
Bal,
R4g,
Mar,
RaQ,
Mar,
Bal.
Rap.
Bal,
ATTO: |
RAGAZIZO. MARESCALCO, BALTA
toa
2A A
bupatemi buona licen%e;che non lo bauerei mai
véeréduto , che per bauerni detto della moglie
voî mi baueffi voluto amma% fare, |
‘At dbbaitanco abbai?
E però fi gran male à dirche togliete moglie
che mi bauete nella Falla, >» ©
‘Nor mi piace chetu lo dica.
Se voi hanete è tor moglie nol poffoio dire
come glialtri?
‘Et dia la verità:
Dice la merda:
Apetitione di vna parola di moglie,
AI fangue di,
Non bifogna beftemmiar per vna moglie,
‘Al corpo cheio lida, P
Horfupazggrone, | ©
Non merito buffe perdir de la moglie.
Per la putana. o
Va la.
seil fignore vi vuol dar moglie che colpa né
hò io?
To mi ruinerò certo,
Il duca ha la colpa della voftra moglie, ty now
Giannicco.
Non mé tenete,
Caftigalo è tempo, eo luogo.
Il fignore è cagiò che togliete moglie et nò io
Quefio è er. ,
PRIMO: si.
Sua Eccallentia , e nonil voftro Ragazîo èi
da moglie; » © |
Ti darò
l VÒ che mi diate,
Ti Sta bene ogré male, non fi vuol dargli tane
raficurtà, va incafa, inmalbora, |
Cali
Va incafa matticciuolo,
Entra in afa adeffo; adeffo, ì
Entro padr6 caro, padrò fanto, padron buono.
Entrate anche voi Balia. i
Come fi piae,0,0,0.
MARESCALCO folo..
quanto era il meglio per me lo attendere alla
bottega dalla quale mi ha diuifato it fiume del
le Corti: io potra con quello che io mi guada
gnaua darmi vnbel cempo, co ho voluto con
quello chio perderò viuere come n difperde
to, mifu pur detto che m‘queSte maladete
re Corti non c'è fe non inuidia , tr tradimens
hi seytriflo a chi meno ci puote. 'Vatti ‘con
Dio che io flofrefco. Adire il vero fua Eccele
lentia me ne ha parlato vn mefe fa, mami cre
dea che quella burla[fe meco, er egli fa dado
nero e ma che cofe crudeli fon quelîe,
PEDANTE, MARESCALCO:
Bonadies. @ uidagitis magifter mi?
Perdonatemi maeSiro, che non vi bauea vifle:
fi:fonfuord: me,
B ii
Pel.
Mar.
Pel,
Mar,
Ped.
Md.
Ped,
Md.
Ped,
Mar.
Ped.
Mar.
Ped,
- Sisletys.. -
AT:T@':;:
Parlate per volgare , che ho altro-di penfare
che a le voftre aftrologie. |
Bene viuere,e letari , io ti apporto buone né
uelle,e tanto buone,tanto buone.
Che cofa c’è per me,che buona. fia? |
Sua Eccellenta, fua Signoria Iuftriffima ti
ama, &7 iftafera colegandoti al vinoulo- ma
trimoniale ti copula ad vna fi fatta puella
che te ne ha muidia totum orbem,
Dite voi da fenno, 0 per tentarmi nella patiene
Cha |
Per Deum verum che il Signor noftro te la dà
del chiaro. |
Non mi a recherò mai.
Ahifoio recati dinanfi è gliocchi le parole
del facro Euangelio, |
Che volete che io facaa d'effe
Non dir coft.
Sono contra alle mogliei Vangeli?
Comecontra?imo fono il contrario , 9° con il
loro effempio attendi, Dice la feguenga de lo
Emangrelifta; ideft il fattore Coeli,eo: Terre ne
lo Euangelio dice,che la arbore che non fa frut
to fia tagliata, & pofiaal foco , onde il mas
gnam[Jimo Signor, Duca noftro acaò che tu
che fei in figura della arbore facaa frutto , to
perche l’humano genere crefea, tr multipli:
chi ti bdeletrwà gaudere di vna integerri:
ma conforce, ey il tutto fua Ecclllentia ha conte
Ped,
PRIMO
ferito. nobifrum-, co hami impofto. che ego
agrm oratiunculam, cioè componga il fermone
rutiale parlandoti idictamente, .
O quefio fi che mi par cafo diabolico, certo
io ii ho penfaro mille volce.dì moritmi in fi
* lapaglia in Corte fi come la maggior parte de
i Cortigiani hiwoiono , ma di pumre tutte le
nvie Colpe con la rrudele penstenta della mos
glie ci ho penfato tanto quanto di volare,
Caro,ey vico Maréfcatco animaduerte là nel
vecchio tefiamento &r vederai oculata fide fi
come erano expulfi de i trmpi, e9 interdetto:
gli ignem, eo-aquani,, tutti quelli che fterili
di prole conulmuano la machina. mundiale,
&7 dal motore, dal donatore fignati ex mae
ledetti andando de malo în peius erano finodal
lo ignaro vulgodelufi, mperò.che ars delu:
ditur arce, il nofiro Cato. Et per. l’oppofito,
Come Dione biftor:co da noi prammatia di
greto in latino, &7 di latino in materna line:
guatraslato narra, conta, tr exprime , die
che il maximo Ottanio fcmpre augusto con-pro
lia oratione exalto v/quem ad fidera pli abun
danti di prole e per antifrafim con quanto
improperio egli repulsò gli flerili , er inutili
il prefato Dione ancho fpiana,che mal per chi
fi glicoadunò intorno jenga i nati dula (finti.
RAGAZZO MARESCALCÒO,
Rag.
Mar,
Rap,
Pel,
Rag,
Pel.
Reg,
Ped,
Rag,
Ped,
Rag,
Pe d.
Rap.
Ped.
Ro,
ATTO SA”
Padrone i mualli fono azZuffati ;i caualli fi ée
ma%Zano udite, vdite che rumore, i
Diauolo ripararci tu, adeffo vengo,
RAGAZZO, PEDANTE.
Di che parlauate voi conil mio padrone?dì re
melo s'egli è honeflo, rar
Delle ropule matirimomiali.
Come domine dellè fcrofule?
Iodice copulei
Che cofe fono pocule?
Sono congiungimenti coniugali,
Mangiafene egli il fabbato domine?. |
Che fabbato,ò venere,io ragionaua con effo del
copularfi con la femina perche la copula carna
le è il primo articulo delle diuine leggi,imo del
le bumane,co perche la concupifeenze adulte:
raer le bumane leg gi, eo le diuine , la faa,
volli dire la eccellentiffima Eccellentia della ecs
cellente fua Signoria deftina iftafera alla incare
natione del matrimomeo il tuo padrone.
Io vi intedo,Iovi hò pel becco fi fi,voi eranate
feci ferri per conto della in mulieribus, eh?
Tu lo hai detto,tu dixifti,
Bè torralla,0 non la torrà?
Spero in Dio che lo leghero contanto effiadi
ragioni chelo piegheremo, perche verba le:
gant bomines,taurorum corna,
I par tuoî, $
PR IMO
«Funeszidet n ni
"O'byono,
Tu non puoi fi acuto fol
«Come no? |
Madeno.
Non dite voi che gli buofiini legano Pherbd,
er le fumi pazzi.
Abh,ah,
Ecco il padrone, fite:che iovi trovi,in piazze
chi vi ho da parlare,
\ Bene
RAGAZZO, MARESCALCO.
PEDANTE,
CO dii di baier guafto il galante, co profuma
‘to .ragionamento,
«O che rabiofa beflia è quel caual morefco,
- Sempre gli equi calatrano coni maliom.
La Baliavi chiaria, vditela eccoa noi vegnia
mo,
Addio maeftro» \
Me vobis commendos
Andiamo tofto che dubito che la gatta non hab
bia mangiato la pernice che trafugafte ftamat
tina del piatto del Signore.
ATTO SECONDO:
RAGAZZO, PAGGIO:
Reg.
Pag.
Rag.
Pag.
Ra id,
Pap,
Rsg.
Pag.
Rag.
Pap,
Reg.
Pap,
Rag.
Pag.
Rag.
Ped,
R 42»
ATTO:
M Entre che il mio padrone difpuro dele
la moglie con la fua Baliazio-voglio
andare à trouare il\Pedante dai cuius;
et feco dp utare.Feco il paggio del Corali
Che c’è Gianicco,
Non altro fratellino,
Io vorrei.
Che ?
Trouare qualche barbagianni, ey arcangli
dietro quelli fcoppi di carta.
Io ti vo feruire, vedi tu quel peccorone che paf
feegia colà,
Veghiolo, che impara. à gire di portante.
Egli è quello che infegna il pater è i putti,
Et poi +
Io lo terrò abada eg tu in tanto vienivia,erap
piccatogli li Sebiopetti, da fuoco alla girandola,
Ah,ab,ab,non mi potea imbatter meglio , che
a queflo forbibrudo, a quefto papa faua , er à
quefto trangugia lafagne.
Vien p:fj0 paffo dietromi.
Vegno.
RAGAZZO. PEDANTE,.
Ben.trouata la Signoria della magnifica patere
nite vojtra.
Ben venuto, tr buono anno.
Io bo dettò alla Balia del padrone, che voi glie
ne farete àtutti imodi torre, go ellabà dete
to che oltra che ve lo ritrouerere all'anima,
che vi vuol donare quatro moccichinà di ren
SECONDO |
faseo vi paio di belle camifie, ma torralla è no.
Laitorra cito, , 0 Li
Schiana vi farà.
Chit ©
La Balia,er le bò detto the V. S.
Gran mercé a te di‘quella Signoria.
E un valent'huome con l’arme in mano,
Et con arma virum, ty con i libri non cedo a
muno, ey mi condoglio deltradimento che ti
è (faro fatto è nen ti fare fludiare, perche tu hai
yna indole perfettifima
L’hauea la dondola , ey mori tre giorm fono,
co valeua vn mondo,che non a lafciana vn pi
pione,
Lo dico mdole;et nò dodola,oime,Iefus maria,
Tujug gial corpo che non dico che hi trouerò,
vd pur la,
A'quefta guifa,a quelo modo sà quefla fog
gia fi trattano i precari diapiinatori de le phi
lofophiche fcuole,
Lafciatelo coftigure è me al fangue,al corpo,
Vn anedulo , vn prefumptuofo ipeltruto ofa
irritare i grauiffimi precettori delle gramma
ticali difcipline.
Maeftro le fon burle che fi vfano , x non im:
porrano.
> Non importanoselle fonodi tanto momento in
wn mio pari che il Signore non le terrà per frie
uoli,ò, 0,0,adiuro,
Non vi corrucaate»
Ped.
ATTO ,
I primi moti non funt in poreflate noftra , per.
che ira impedit ammum.Hor vatti con DioRa
gaZzo che voglio ire a darne vna querela è
fuaeccellentia,<y poi ti giuro par la maefta del
la toga, per la reputatione del grado,e perla
grauità della frienZa che gli daro tante verbera
ture, gliene daro fante. me
Non di gratia,
Non? . 7
Temperateni, 33
N6 poffo io finire di leggere la bucolica à niet
difcepuli fe hora non vado,dominus prouides
bit,
Gite im quella bora, ma non con quella gratia,
Chi è quefto che viene trottando, mi pare vno.
faffiere di corte,io ritorno in af»
STAFFIERE.MARESCALCO,
Quefto è il fuo alloggiamento , lafcianti buffer:
la porta tic,toc,tac, A |
Chati mana?
Venite al Signore,
Che vuol fra Eccellentia da mey
Nol (o,ima credo faperlo,
Disimelo io te ne prego fratello.
conto della moglie, min
Ti darvi della mia feryitù,ella è pure
‘orgoglio dl fo met
#
i
al,
_ SECONDO
Adunque il Signore vi affa[fina è farui ricco?
Bafta, À (co?
Si che no credete che fua Signoria vi faccia ric
Io credò 4 Dio;e' quefti Signeri hanno di flra
ri caprica,gran cofa è il fatto loro, Se io vos
lefi moglie col dotarla del mio , ey ricercaffi.
ilfuo fauore per mille meZzi, < con cento mé
lia fupplicationi non l’hauerei mais er perche
io non la voglio me la vuol dar per forza, egli
nò fono come le Donne,le quali corrono dietro
à chi lefugge, to fuggono chi le feguita , to
non hanno altro piacere che far difperare i pos
ueri feruidori, Hora andiamo,
. BALIA RAGAZZO.
Si che il Signore vuole e(fere vbbidito?
Se ne auederebbono quelli occhi che cauano i
corui a gli impiccati. la
Signor da bene , Signor buono , dolce fanto, to
amoreuole » Qual limofina puo far mag giore
che fargli torre quefta moglie dando effempio
a ribaldoni,à ghiottoni i quali vanno dietro alle
sn che ogni di fe ne douerebbe abbrue
ciare wn centinaio,
Parlate bonefta Balia,
Voi fete cagione d'ogni maleladroncelli,
Voi farete bal%ata,
Tutta lacorte, , ;..
Mi.
Bal,
Rag.
Bal.
Rsg.
Bal.
Rag,
Mar.
Amb,
Mar,
Amb,
Mar,
Amb,
Mar,
Am b,
| ATTO
Perche? | i
Perche è mimica delle Donne, ee”
Ch'ella poffa effere anegata nel lago Faccias
tu, ribalda. o
Ecco Ser Polo pa7%6 fpirituale, piu ben veftie
ro che vn fauio,egliba dato la volradi la.
Torriamoa dentro che fel mio figliuolo ves
raffe non rouinaffe ogm cofa non tromandoni +
Andiamo che me lo par vedere, ata
MARESCALCO. AMBROGIO,
Fino di paz3i fitogliono piacere del fatto mio
anco Ser Polo mi berteggia. Cofi va il mondo,
Giuro d Dio cheil Signore ti ba fatto vn gran
fauore egli tiha parlato da compagno, hor to
glila o contentalo con tuo vile. i
Che tu flimi vtile tor moglie bet"
vtiliffimo,
Hai tu bauuto mogliera?
Io la bò er tuttuuia, Pra
Ch'ella ti fi lenaffi dinanZi tu non le girefli die
tro per ribauerla,
Le girei, & non le gireî, pure fa à fenno del
Signore,&y non errai, perche egli è il'diano:
lo deffer Signore, 5 bifogna pregare Tddia
che non li venga delle voglie,che toflo che gli
fono venute beati coloro che non: darebbena
Yn bagaro dell’honore del mondo ; ima tacciae
vo de fignori che piu pericolo è'a me ntouargli
‘n vano
Mar.
Amb,
Mar.
amb,
Mar,
Amb,
Mar.
Amb,
Mar,
Amb,
Mar.
Amb,
Mar,
Ambo,
Mor,
‘SECONDO
in vano che meffer Domenedio , 9 per torna
re alla tua mogli, |
Non mi dir tua, fe vuoi ch'io ti afcolti,
Quefia che fi dice che farà tua,
Sta bene,
Si contano miracoli delle fue virtu, tg non c’è
dubbio che selle haueffero vn,oncia delle mie
gliara delle libre che fi gli da manZi che fi ma
ritino beato chi le toglie,
Che non riefcono alla mifuraè
Niente , e9 per parlarti (chietto i me fu dato
ad intendere che la wiaera la Sibilla,er la fa
tn Morguna, eo tolta ch'io l’hebbi la minor
virtu ch'ella babbi , è il farmi i figliuoli finta
ch'io a duri vna fatica al mondo,g9 credo che
quelli che tengo pmei, ò che fi tengono miei
per parlar corretto, sppartenghino a me,guan
to fan Giofeppe a Chriflo, ©
Et non la ammazzi?
A che propofito la debb’io ammazZare?
Per leuarti il vituperio da gliochi.
‘Ab, ab,io vorrò adunque effer piu fauio di tan
ti granmaeftri , i quali non folo non aftiga:
no le inogli delle fufa torte , ma fi fonno fra
telli, o compari gliamanti loro,
A°me nen l’accoccherà ella,
Et per fire di dirti, quefla tua,
Che t'ho io detto?
Non n ramento,
Che non dia tua,
Amb,
Mar.
Amb,
Mar,
Amb,
Mar,
Amb,
Mar,
A mb.
Mar,
Amb.
Mar.
Amb.
ATTO
Cofi fard,divo che coftei, è colei che fi debba
dire,la quale il fignore vorrebbe che foffe tua,
è lodata beftiali Cavie ai ba
Dammi la fede. |
Eccola,
Tolgela,0 non la tolgosonfigliami in confeié
Eh,quando, (€
Tu fri vn gran maflicare. i
Ho io a dire il nio parere pla verità,ò perfos
Per la verità. (diffartià
Nonla torre, non te ne inipiaccare , che per
Dio,per Dio tu te ne pentirai,
Adeffo ficheiotitracredo., ey arto conofco
che tu mi ami, eo ti fono fchiauo in eterno.
Afcolta vna particella della qualità loro,
Afcolto. | Deb:
Tu torni la fera è cafa fianco, feflidito, co: piec
no di quelli penfieri che ha chi a viue,co eco
ti la moglie incontra, parti hora quefta di torna
re à cufa,0 dalle tuuerne,ò dalle Z&ambracche fi
viene,ben lo fo bene,à quefto modo fi tratta la
buona moglie come fono io?à fare,a far fia, to”
tu che ti credi confolare con la ana entri in col
lera, <7 fofferto un pezfofe le rifpondi, ella
fi ficca fu gliocchi conle grida, eo tunò mi me
riti,tu non fei degno di me, fimili altre loro
dicerie ritrofe,d: modo che fuggita la voglia
del mangiare, ti colchi nel letee , & ella do:
po mille rimbrontoli ti entra à lato con wno
fiafauartato chi mi ti diede , ad wn Conte , ad
Mar,
Amb.
Mar.
Amb.
Mar,
A m b,
SECONDO
vn Caualiere potcamaritarmi,et entrata à fgui
cernare la fua geonologia , direfti ella e nata
del fangue di Gon%aga cotanta puz& mena,
Poi vuole il Signore ch'io la teglia, nò nò.
Accuderà che tu la riprenderai d’una delle mà
gliara delle cofe che fanno degne tutte di rez
prenfione , ex appena apri la bocca , ch'ella ti
fi auenta adoffo con vne. non fa è cotefto mo:
do, tu efci del feminato , mettiti gliocchiali; tu
fri fuor di re, inacqualo dico , tu fei fcemo.; tu
tranfandi , va fatti rifare, tufogri , tu frenes
tichi, fiocco, fcimorito,difgratiato: che gioa,
che bel fante , quanti ne fa Dio che non gli tor
na mai à vedereshami intefo? tel foio dire? bo
io paura:et fe non che il buon marito fera glio
recchi a cotal romore che tanto piu 01%a quane
to piu crede effere vdita, offordirebbe, &
immattirebbe in vn medefimo tempo,
0,0,9,Dio mi diti.
Gran de (peratione è a fefferire quando vo:
gliono che la faia fia rafcia, € che il migliace
cio fiatorta ,nec'è ordine che tu gli poffa tor
la parola di boca, fempre forbia.
Le veggono con chi banno a fare. |
Che crudeltà è come elle entrano a berlingae
re,tutto tutto di dalli, dalli, mai nen dan:
no requie alla lingua loro, &y contano fila.
Stroccole le. piu ladre , le piu fcincche che
sudiffero mai, < guaià chi gli rompeffei
ragionamenti, non le afcolt {fe , Inuidrofe
C ij
Mar,
Amb,
Mar.
Amb.
Mar.
Am b
Mar,
A mb.
Mer,
Amb.
Mar,
Amb,
GANTOTIO!
non ti dico, tofto che veogono vna foggia nuo
ua in doffo è vn'altra , le gonfiano, le fcoppia:
no , ey tenendoti la fauella, vogliono che per
difcretione tu le intenda.
Che il demonio fe le porti,
Difpettofe fono come il cento paia; fempre pare
lando per difpiacerti,
Che fe ne (penga il feme,
Ritrofe non ti potrei dire, fempre borbottano,
fempre garrifcono.
Che fieno fquartare,
Maldicenti, non ti dico fempre dan mendaà
tutte, co la tale ba i denti neri, <o' la corale ha
labocca troppo grande, quella ha la corna:
gione liuida, quella è piccola, quefta non fa
fauellare,quefta non fa andare , chi ciuetta per
le chiefe,chifta fempre a i balconi, to a chi vna
cofa,et à chi un'altra apponedo,quafi e(fe tutte
le uirtuti,i coftumi, et tutte le bellezZe hauffero,
Io flupifco,
Difubidienti al pofibile,il podetà di Simigue
lia,e il marito, il qual comandaua , to faa
da fe Fleffo.
Contanti con tutte quefte pratiche,che tolta che
’huomo l'ha, bifogna flare o morire,
A ogm cofa è rimedio,
Come vuoi tu rimediarci tolta che tu l'hai?
A'dargli di vno abronantio nella tefta realmen
te,come fi vfa, Ma ritornando in propofito di
co,che cafo che tu l’habbia piu nobile di te, fem
Mar,
Amb.
Mar.
Amb,
Mar,
Amb,
Mar,
Amb,
Mar,
SECONDO
, pre ti rimprouera la deomtà de i fuoî.
Mi par gia (entire darmi del Marefcalco nel ca
po ad ogni parola.
Se tu l’hai di te piu ricci adogni minima co
fa the non le piace, fe nonfofi io tu moftrere:
file carm,io bo ricolto del fango, mi fia bes
ne ogm male, mi mancauano mariti , To fone
flata gittata via , ffamati del.mio , confumami,
mangiami, beuemi diuorati aò che c*è,
Ogni di faremmo è quefto per la dota fua,
Se tula vefti pompafamente ogn’uno buccina,
eo chi par effere à colui, <o chi par effere è
colei, Se tu la mandi domeSlicamente, il mae
nigoldo fe ne doueria vergognare, ella gli die
de pur tanta dote che lapotria veStire, ella è
flata affocata, ellaè Fiata paz% è non farfi
piu toflomome. Se tu l’ammomifci per ef:
fer baldantofa , tuacquifli nome divno afinò,
fe tulelafci ilfrenoin fu! collo, tu fei tenue
to trafcurato dell’honore, fe tu le dai liberta,il
vianato mormora, fe tu la tiera ferrata,ogn,us
noti chiama gelofo, ex befliale,
Come diauolo fi ha è fare con effe?
Chi Jo sà te? dia,
O 00, che cofe fon quelle?
Tu non ne fai ancho la metà di quello che proe
uagiornalmente chi è in fatto, che fono hifto
rie che nonfi ponno contare.
Dimmi qualche cofa delle careY e che elle fane
no à imariti,
C ùij
Amb,
Mar.
Amb.
Mar.
Amb,
Mar,
amb.
ATTO
Le maggiori fono il leuarti vn peluz36 da doft
fo, il grattarti ron wn diro vn poco di rognuz
qa, il ritirarti fafo la camifeia , il raffettarti
la berretta in apo , lo fpuntarti vna vnobia,
e' il darti vn fozSoletto bianco, er fi mili
ciancette fon la nere, con la quale ti fera:
no gliocchidi modo che non è poffibile accore
gerti de i tradimenti loro , ab, ah, ahi
Perche riditu?
Rido,go doyerei vomitare,
Perche?
Penfando di vifi che elle hanno la mattina
quando fi leuano , nonti vò dire altro, î polli
che mangiano ogni (porcheria fi farebbeno fchi
fi d’effe. Sia pur certoche non hanno tane
ti boffoletti i media da gli vnguenti , quanti
ne hanno loro, er non refiano mai d’impia:
flrarft, d’inforinarfi, o di fronaarfi , co tue
ao lamanefettura loro nel vifo, ritirandofi pri
mala pelle conle acqueforti , onde inanîi al
tempo di (ode , <r morbide diuentano grinte ,
co molli, go coni denti di ebano,
Ah,ab,ah,
Madichiamo di quelle muernicarfi il volto
con tanto belletto ? almeno fiffero fi anedure
che lo d:Fiendeffero egualmente sù le guane
cié , che ponendolo tutto in vn luogo fimiglia
no mafcare modanefi.
Pagarelle pete gole, eruelli di oche.
La archittetura che vàin acconciarle è mage
Mar,
Amb,
Mar,
Amb.
Mar,
Amb,
Mar.
Amb,
SECONDO
giore che non è quellache in vno vanello Ar:
fanale di Vinegia, etti vo far ridure nel
dirti ad che interuenne à vna mmpha lifeiata
fensa diferetione.
Che le interuenne?
L’interuene che vna mona , vn gattino le fal
t0 nel grembo eo* porgendole la bocca per ba:
feiarlo il gatto le pofe le mani fenZa lauare
fele nell’una eo nell’altraguanaa ea flame
pò tutre le dite,
Ah,ah,ab,O fe io l’hauef]i( che Dio prima mà
mandi a porta inferi,) che folenne baftonate
che io le darei , cafo che ella fi dipingeffe in co
tal mamera la faccia. i
Non fi può cofi baflonarle come ti credi,
Perche?
Perche elle ti incantano 'acaecino do ti cina
no del fenno,
Qualche ofa farebbe,
Malarosina di Roma st di Fioren%a è flac
ta piu difcreta che non è quella, con la quale
disfanno , fpianano , &7 profondano i mefchi:
ri mariti che glicredeno, es quefti tali per
mandarle riccamente eo togliuz%ate do me
dorate, vanno più vnti c3° piu bifunti che î corz
tigiani del di d’oggi,<y perche le mogli per le
chiefe,alle fefle, tr a i conuiti comparifchino ©
me Ducheffe, tx come Imperatria , fanno
imefi, co glianni in cafa, o conofco alcuno
che ha vendute le poffeffiori perche la moglie
C ij
Mar,
Amb.
Mar,
Amb,
Mar,
Amb,
ATTO
compri iZibellini co’ apod’oro tempeftati di
gioie, &r imomli di perle, le collane rea
li str glianelli pontificali , eg cofi loro
vendendo , 7 effe comperando il tempora:
le , eg lo fpirituale hanno tuttoin capo dels
le fira ad bebreos fratres,
E‘differentia da glibuomiri alle beftie,
Che ditu di.quelli , che per mandareî caualli
bonoreuoli alla caretta dellamoglie, aualaae
no alcune mule fecche,che fe non fo(fe la difere
tione della coperta, che celai foi puidarefchi
gli fi gridariadietro, dalle, dalle dal populo?
Che poltroni, Di
Nonti vò contare il tempo che elle perdeno in
confultare in che modo fi debbano acconaias
re letreccie ; pelare le alia, burmire i denti,
eg raffettarfi su la perfona , co fempre bane
no dudien% bora ad vna maeftra di accondia:
re capi, hora ad vn giudeo maeftro di feufs
fie 00 di ventagli to di guanti profumati, to
hora ad umatrouatrice di berbe , buone , non
a mantenere quel poco poco di bello che effe
hanno , ma buone à farle vecchie, guiz%,
rane,
Mifericordia,
Maogn lororibalderia ( che cofi debbe chia:
mare ogni loro operare) farebbe niente cafo
chei dif; gratiati,i difamenturati, tr gli affa:
ne mariti fi pote(fero afficurare, io no°l vò
re.
Mar.
A mb.
Mar,
Amb.
Mar.
Amb.
Mar,
Amb.
SECONDO
Dillo potta che non dico.
Del Cinviere,
Tò fu quefta altra,0, 0, ofifi fa adire il verò
agli amici, |
Hora tu hai mtefo vna delle cento milia cofe
cheti potrei dire di effe,eo fappi che i fignori
vemtiam meritano eterna laude di tutte le at
tion five + Ma arca l'ordine delle pompe,con
il quale affrenano i difordinati appettiti delle
Donne loro fon degm di gloria diuina , pere
che fenon a haueffero pofto modo, termne, €
leggerle ricchez3& inferite di che auantano tut
tiglialtri, fi come auantono tutti gli altrì di
| prudena , ex di podere, non baflarebbeno wr
giorno a ornare le mogli.
A che modo vn giorno? . |
E modo di archetto diffe il Ciola, Elle fono tane
to belle, quanto nobili, 9 tanto nobili, guanto
altre,eo effendo cofi,i ricci fopra ricci, gli cree
mefi,gli fquaraamenti, i ricami, le gioie, tr
le foglie, fariano da effe vface di mamtera che
iltheforo acumulato dalla virtu Venetiana fi
confumetia come la neue al fole,
Tu doueui fare vna comperatione migliore,
<o' dire fi confumeriacome fico»fuma il Maré
fralco nel penfare allo hauere è tor moglie. Ma
fecondo che intendo,le Venetiane hanno menò
bifogno de gli ornamenti che gli angeli pets
che fon belle frufuratamente,
E uero,bota vuoi tu altro dame?
Amb,
ATTO
Altro ah #io non sò aò che mi vorrefli più
dire , io fono fi confitto nel mio non volerla
per ituoi ottimi, fanti, er diuini configli,
che non mi fconficasrebeno dal propofito mio
tutti Duchi del mondo, nonche queSto di Man
fOua:
A'riuedera , attendi lì, ecco chi viene & te
mentre io me ne vado,
BALIA, RAGAZZO,
MARESCALCO,
Eccolo tutto ffennacchiato , il fignor gli bar
ra rotto le offa.
Non c'é pericolo,
Perche?
Perche è troppo buono, ex lo doueria far impic
care Dio me?l perdori,
Anî
Signor fi.
Chi ti parla ?
Mi parena vdire.
Non ri romper la tefta.
Che vuol dire cotefia tua maninconia?
Cancaro ò quel becco che m'ingenerò.
Cche fareSti tu (e baueffi d pigliare vna mec
diana? i »
Che è fi amara,ty la moglie è fi dole,
La mediana trabeiltrifto del corpo, er la
moglietrabe il buono del corpo &y dell'anima.
Rep.
Bal,
Mor.
Rag,
Mar.
Rag,
Mar,
Bal,
Mar,
Bal.
Mar,
Bal,
Mar,
Bal.
Mar,
Bal.
Mar +
Bal,
SECONDO
Vatici fcalt&, il buono dell'anima?
Che direfti tufe tene foffe datu vna di fe(fanti
anti bauendone tu venticinque onero , fendo
vecchio hauerne a torre vna di fedeci omeba
fatto io nol uò dire, che penfiere faria il tuo ans
Il mio penfieri farebbe di fatiarne il popolo.
O beldetto,
Ragazto, ragaz to»
Padrone padrone,
Tu feiil demomo tententvino, Hora balia fe nòn
m'infegnate qualche ricetta che leui della fan
tufia al Signore di darmi moglie, Mitratrò da
vna feneStra,ouero mi fegherò levene della go
la,ò darò al gran diauolo l’arima è il corpo,
Non far,non far figlio,
Io vò viueré dà mio modo , dormir conchi mi
piace, mangiare di ad che mi guftafen®& rime
brotti di moglie,
Poi che la tua mparbità ti vuol fer fiaccare il
collo,io hò penfato vna via che! fignore non tè
ne parlera piu,
Certo?
Certo? ,
Madre mia dolè in che htodo?
Per viad’incanti.
Non fi può fare.
Perche nò;
Percheio nò tengo amicitia cò wiun muficòi
Tu bai date le orecchie @ nolo, io dio inatti
LA
Mar,
Bal,
Mar.
Bal, |
Bal.
Mar,
Con,
Cau,
Con
Cam
ATTO
Voi dicefte canti,
Io aci.
Rorfu come fi faranno quefli incanti per iftre
ghe,ò per mgromantie?
Che mgromantie,ò (tregarie,vieni in cafa
lafciati gouernare àme,che alla croce benedet
ta mi conefcerai quando non mi bauraî.
O che ventura fara la mia fe quefti incantefis
mi mi fcampano da quelto morbo , da quez
Sio martirio , da quefta morte della moglie fo,
voto,
Spacciati,
Vengo di gire al Sepolchro,in Galitia ,@&° in
ibus terre,
CONTE, CAVALLIERE,
Per miafe Signor Cavaliere che è un tratto
belli(fimo che il Marchefe dia moglie è coftui
che non ha viflo mai amifcia di donna,
Il cafo fi è che fua Eccellentia non unol che la
veggia fe non quando la fpofa.
Ab,ah,ab,io non vidi mai buomo attriftarfi di
finiftro impedimento che gl’intrauenga, quan
to egli di prender cotal moglies<o* credo piuto
fto torria dieci tratti di corda.
Anzi mille,to bo veduto amiei di venti per
fone far miglior volto al manigoldo quando
gii chiede perdono, che nonfa il Mareftalo
aichi gli ragiona di tal burla,
Con,
Rag.
Con,
Rag.
Cau,
Rog,
Cau,
Rag.
Con,
Rag,
Con.
Rag,
Con,
Rag,
SECONDO
Ab,ab,ba, ecco il fuo Ragaz%o,dimandiamoli
che fa il fuo padrone.
RAGAZZO. CONTE,
CAVALLIERE,
Deh auerZi Marcholina, Va con Dio fcarpe
puntie, Deb auerZi Marcolina,
Gianmcco che è del tuo padrone?
Cara mare marideri che né poffo piu durar,
Caro pare maridemi ch’io la fento,
Che fa il tuo padron Giannicco?
Bene,bene,fi difpera, S'appicca,s ammazza co
me vn ladro che non vole il cancar della mo:
gli , € è dietro alla fa Balia che gli infegni
vna malitia che è buona à cauar di fantafia di
pigliarla,
Vna malia vuoi dir tu,ab,ab,ah,
Signor fi vna di quelle.
Ah,ah,ah,
Vdite Conte , ty Caualiere il configlio che io
gli ho dato,
Di fufo valent'huomo.
Io ho detto che sella è bella, eo ricca la toglia
ameZfo perche triumpheremo il mondo,
A che modo?
Dirouelo , egli banera da (vendere primamen
ce per qualche giorno, poi ella tirerà à cafa î
bei giouanetti , ond’egli mangierà gli veci,
<a io la ciuetta. An,che ne dite?
Con.
Can,
Rag,
Cau.
Con,
Mar,
Can
Mars
Bal,
Mar
Bal,
Mar,
TITO
Salamde no lhaueria cofigliato meglio, ah,ab,
Ah,ab,ha,che ti rifpofe gl:?
Mi ha voluto far leffare, er arroflire + Ma
lafciami gireà ferglivn feruigio in aftello
che iolo veggio vfcir di cafa. La vedouella
quando dorme fola , lamenterfi di me non ha
ragione , non ha ragione, non ha ragione,
CAVALIERE, CONTE,
MARESCALCO.
Paffiamo oltra,et fingiamo di bauer fretta Ben
trouato Marefcalco,m’allegro d’ooni tuo bene,
ad maiora,
Mi piace maeSiro il fauore che ti fa jl Signore,
con la ricca, 7 bella conforte.
Tal bene,<7 fauore haueffe chi mal mi vuole,
ma a fono de guai per tutti, gite pur là,
Et non è cancia,
MARESCALCO., BALIA,
Vfcite fuora che non c'è perfona.
Io vengo+
Voi credete al fermo che fe io gli dico le paro:
le nell'orecchio che non mi parlerà piu di mos
glie,a?
Non c'è dubio, togli pur quefta poluere,eo* fa
some io t'ho detto, Ma dimi come farai tu le
croci interra che niuno fe ne accorga?
Mi lafterò cader laberretta , co ricogliendola
Bal,
Mar.
Bal,
Mar,
Bal,
Ped,
SECONDO
farò lecroci cofi,et cofi,et gitrerogli la poluere
dietro métre dirò le parole che mi bauete infez
gnato.
Hor incomincia, ey nonti perdere,ty fa cons
to che iofia il Dura,
Ti fcongiuro per tobia.
Che ne vada alla tua via
Del Signore fantofia.
Perche moglie non mi dia.
Nella fanta tpiphama,
Troppo forte,e7 troppo infretta,
Ti fcongiuro tpiphama,
Per la moglie di tubia,
Alriuerfeio,in fine tu inciampi. To mi ricordo
che cfu de i guai à farti imparare à benedire
la tunola,<r haueni diciotto anti inanzi che tu
Sapelli D Aue maria. Hor fatti da ipo.
Ti fcongiuro moglie ria.
Che tu non entri m fentafia,
Co’! mal anno che Dio ti dia,é alla puttana che
mi cacò.che canti,ò che incanti, cancaro alle fa
ture,et alle nigromantie,ch’io no fon p torace
prima che mi a coduca farà il di nero,et la not
te bianca, Andate in cafa che vo dir quatro pac
role al maeftro della feuola che wiene inuerfo
di me,
Tu ni hai chiarito,0,0,d , il demonioti tiene
peri capegli,&o' ti maneggia è fuo modo.
PEDANTE,., MARESCALCO.
Quefti cemerari adulefcentuli,quefti effemina
Mar,
Ped.
Mar.
Ped
Mar.
Ped,
ATTO
ti ganimedi, infamano ifam vrbem clarifie
mam, à capeftri fine rubore,a gli sfocciati ane
duli fubiacto gli erary delle vergiliane littere,
Che ferneticate voiè |
Me cedet, mi rincrefce che Palma e inclità
Città di Mantoua me genuit , ideft Vergilius
Maro, fia piena di hermafroditi Honorem mes
um nenvini dabo,un prefuntuofo,vno inetto la:
drunculo mi ba pofio dietro al cuni fcoppiculi
di pagina, ey detogli lo ignemi combufto î a
peg'i,to infolfaro lo mdumento,ideft la toga
cum fulfure,
Oche puz3a, voi mi parete il maeltro,che fa la
poluere da bambarda à Ferrara,ah,ab,ab,io rie
do,ey ho voglia di piangere,chié fiat?»
Laconforte del Caualiere il fuo Paggio tradi
trice,il fuo fegretario,lo me ne vado a fua Ece
cellentia , co cafo che non ne facaa cafo,la me:
moria de gli’inchioftri, 7 delle carte s’udirà
à pofleritace,
Son certo che gli farà dar centomila (tafillate
{el Signor l’ytende,
Forfe che non hauenamo tratto è luce da ofcue
re tenebre i dubij fubuli della priapea con le no
flre cotidiane, cr notturne vigilie, cr al cauda:
liere dicuta la fencentiofa neftra Macaronea, per
Parure file della quale ho impetrata la laue
rea. Diffiallima cofa è il poterfi piu viwere ad
vio cloguerte beroico in quejlaferrea,et plum
bea etrte, Lo ti voles ragguagliare # e
Ae ig
Mar,
Ped,
SECONDO.
dellatua vxore ,ma lafumofità della colera m?.
Impedifce la loquela s vna altra fiata ti exporrò
quanto meco ha confidato lo Armiclariffimo
Prencipe. Io vado in Caftro er ambulabo vfg
ad vefperam nel clauftro, &x poi exclamerò vo
am magnam, Lo impiccato non hard mai.
vera mfi genuflexo me la domanda il apeftrie
culo, |
Non entrate in fu l’armorum con vn putto ,9..
lafciate rodere l’offo à me,che ho vna cofi arabi
ca pratica intorno di piedi , ey conl'amma di
dent la maftico. 10 entro in cafa addio,
Et ego quog difcedam, Vale,
ATTO TERZO,
GIVDEO, RAGAZZO,
Chi leyando , à chi le vendo le bagattelle,
Àî cofe belle, le mie nouelle , a chile venz
do a chi le vendo,
Quefto che inuitt fmuficando i compratori dee
le fue ciurmerie mi pare il Giudeo da gliocchi
roffi, er dal vifo giallo‘; egli è deffo , 0 che bel
la fa(fata che io gli pianterei nel petto fe nen ano. >
daffe la pene di toccare i giudei.
A chile vendo le cofe belle,le bagattelle,
Tu fiail molto ben venuto Abram Reuerendife
fimo, |
Ty fui il debito tuo Gianmicco è farmi di beretta,
D
Rag.
Giu.
R49,
Giu,
Rag.
Giu,
Rag,
Giu,
Rag.
Gis,
Roo.
Giu,
Rap.
Giy,
aero” °-° >
Appena fi fi può flare à far cofi, ma io ti voglie
arricchire,
Magari Gianrico galante?
Colf che tubabbia frafcarie da (pofe.
AnZinonbdio altroche ventegli , feuffie , bele
letti, acque, maniglie, collane , imprefe da orec
chie, poluere da denti, pendenti , anture , €57
fimili ruina mariti,
Se coft è tu debbi hawere anco daruinare il mio
padrone, che à crepacuore ; crepa feguto , à cre
pa polmone toglie iftafera moglie,
Ab,ah,ah,moglie a: A:
Moglie fi can traditore, perdonatemi la figno:
ria voftra, che mm è fcavpato di boca.
Perdoriti Dio (etumi dia il vero. ©‘
Tidico il vangelo, Ma fe tunon glicrediche
ne poffo fare io. 1l Signore in ‘cafa del Conte
gli fa (pofare iftafera vna bella fdrufolina per
maladetro fuo difpetto,er fe gli porti corefla tua
fiera la comprerà tutta, Credilo è me fe tu
vuoi,fe non menati la tennpella alla martingala,
Poi perdita va in venti paffi,io vado à lui eo
fi nonvorra le mierobbe , le daremo d un'altro,
che più, |
Fa che non fieno mie parole, fai.
A° che propofito quefto?
A'propofito chela cofa và fegreta come vn ban
0,
Saria feruito figlio bello , a chi le vendo lebagat
selle, à chi, le cofe belle,
Ro.
Gin,
Mar,
Giu,
Ma.
Gin,
Mar,
Rag,
Giu.
Mar.
Rap.
Cin
Ma
bu
TERZO
Togli vò fare rinegare ilcielo,come fà egli i me
effc. Hora il Giudeo picchia l’ufcio,mi voglio
afconder qui pervdire conche gratiali rifonde;
GIVDEO. MARESCALCO,
RAGAZZZO:. i
Tic,toc,tric,toc,. fit»
O io di fono, dio non ci fono; sio d' fono non *
a voglio e(fere, € fe io non ci fono vuoini tu
romper la porta malandrino ladrone? ©‘ 0 ©
Parlate hone/to,
Diduolo accufalo»
Io dico il vero, che non la percuoti. ta ‘con quale
che diferetione? iggiii 9} 5) (3,0908104 DI
Iovengo per formirui di mille galantarie NZ,
voi entrate in f4*l gigante, » ife
Et che bò io a far delle tue gulantarié? ©
A chiauarteley AGD
Che a? perla voftramoglie che I nome d'1d'
dio vi fi daiftafera,ò che fino venteglio ey pros
fumato è queftoodorare» | DÒ,
Dianfii pare hora le finagoghe berteoe
giano il fatto mio,er fono fiato tolto fufo, er
mi farà fora di diventar buffon magro, Et ben
ne vo io fe nonefco de gangheri. na)”
Se tu vfci]Ji del mondo,me farebbe il gran dind
Non dubbitzte che di quefta feuffia vi farò piaces
re lametà che non farei a vn'altro, aa
Deh lafciami fia, =»
Di
Re.
Giu,
ATTO
Voi nonhauete giudicio , fe vi lafciare vfeiv di’
mano queta collana, lauorofranafe, er che |
oro, ongaro per mia fé, si
Farò qualche paz3ia,
Legatelo, >
Horfù dieci feudi, co quattro fifini vi coftarans
no le manigie vi dono la fattura che farà mai
guadagnerò con qualche miferone.
Certo tu mi farai tor bando di queta rerra,
Ab, ah,
Et non guarderò è mente,
Diasolo dagli che forfe,forfe. i
Quefto pendente è antico, ey vale vn mondo,
pure facegli il pregio voi fteffo.
Tad Giudeo,io te ne fupplico, ha
Quando me nefacciate dire vna parola ad va
mercante vi farò tempo fei mefi,
O°che fefla, rali
Voi nonrifpondeteshorfù vn'anno,
Vedi quello che io. fon condotto ; per mia fore:
te gaglioffa : vn che Chriftofi piglia giuoco
d’un par mio, ey none lecito pumirlo, bieri
anchora quel porco di venticinque pefi del. Maîe
noldo in me$o della corte mi fi attrauersò nei
piedi 17 fecemi cadere è gambe alte , 7 bifos
gnò che io haueffi patient, |
Che la mento.
Le montano cento feudi, cor il pendente vale tute
ra la fumma , eg che bella tinta ba queflo diaz
mante, che bella acqua,
Mar,
Giu,
Mar.
Reg.
Mar.
Rag,
Mar,
Ro9,
Mar,
Rag.
Mar,
Rag.
Mer 4
Rag,
Mar,
Rag.
Mar,
[ia 40.
TERZO
$e non che io nen voglio contentare i miei time
cì, bafta macftro Abram ; vati con Dio.
Lo non nò fer bene à miun per forta.Se mene def
fi dui centinaia , vr di contati non vele darei, to
<il voflroRagaxo è fiato cagione ch'iohò anic
lite le mie robbeco?l proferirle.
"Il mio Ragaz$o aitò fià quefta giunta»
RAGAZZO. MARESCALCO.
Non 50 chi mi hà detto che nonè vero ch'1 Sis
guor gli dia moglie,
Seitu effo?
Si pare a me,
Conofcimi tu?
O' voi dite le ladre cofe.
Le ladre cofe ehé
Signor fi.
Signor fi eh? ;
Che dite,
Che hai tu cianciato de i cafi miei co*l Giudeo?
Al Giudeo io!
AlGiudeotufi, | |
Dio me ne guardi, © Giudei affaffim, beco
chi , ladri, che fieno amazZati , ex abrufciati
come fu colui quando ci era lo Imperadore , ei
mente per la gola il traditore, è vn’anno che
non ho vifto giudei foli.
To nonhògia la pece nell’orecchie,
Frale altre cofe vn tutto mimiato di cordoncini
D ij
Mar.
Rsg.
Mar.
Rag.
Mar
Rag.
Sfaf.
Mar,
Staf.
Mar,
Saf.
0 Agna T. 3
von duo millia bordelletti nella cippa , nella
berretta , € nel faio, con nonsò che ferro d’o-
wro al rollo , veallatore di sberrettate , mi diffe
feit tuo padrone che bà tolto moglie vuol com
perare vna caretta dorata , bella è nona, io
glie la vendero , o giurando che farebbe al pro
pofito p i voftri caualli gli bò detto che ivoftri no
fono caualli da carretta, € fe non che hauea par
ra di gire in prigione, gli daua altro che parole,
Tieni le mami a te. Ma che fi dice del fatto mio?
Chi parla ad un modo; chi parla ad un'altro,
Pure?
Pure , fidiceche voi fete vna beflia Padrone è
non torla, «x bò vdito da non faprei dir chi;
che non è niente della moglie,
O Dioil uoleffe» i ASA de
Padrone guardate pur che quefta fantefia nen
vi guafti. Và togli moglie và , s’impazta
prima chefi meni , penfa aò che fifa fiato fe
co.yn'anno d dui , ma ecco vno Slaffiere del Sis
gnores”
STAFFIERE. MARESCALCO;
RAGAZZO:
Hayerefle vedutm il Gioielliere?
Poco fà era in borgo,
Il Signor lo dimanda.
A cheeffetto? Di
Non sò per Dio, lafciami andare è troyarlo:
Rap.
Mar.
Rag.
Mar,
Rag,
Mar,
Rap.
Mar,
Rsp,
Mar,
Rag,
Mar,
Reg,
TERZO
Vorrà forfe vincergli al tasioliere qualche ghio
rone,
MARESCALCO, RAGAZZO.
To temo,io dubito,io (pafimo,
Di che?
Di coflui ,che arto arto, Vaperil Gioillié
re per conto mio,
Come per conto voftro?
Per glianelli , per la moglie, per la mia difje to
ratione.
Cofi è, ma toglietela che farà mai, Peggiofe
@ fan Giuliano che ammazzo il babbo, er la
mamma,
Douete ammaz$sr piu toffo lamoglie , che và
in Paradifo, in carne, o in offa chi la fcane
na,
Scannatela anchora voi fe fi và m Paradifo, per
ciò. Etpoi sufa,.
Che fai tu fe fi vfaò no?
E forfe per lettera che non s *intenda?
Parliamo d'altro , vatene in Coftello,.
Spia perche cofa il gioielliere è chiamato dal
Signore , di poi vientene a cifa che ti affetto
iui, o
Cofi faro padrone, io vado ratto, ma quefli
che venzuno acalando infieme mi paiano il Gio
ielliere , dlo Stiffiere , farà buono anapitare il
tempo per trowarmi in Corte prima di loro,
I D ij
$mf.
Gio,
Stuf.
Gio,
Stuf.
Gio.
Stnf.
Gio,
Staf,
Gio,
Sinf.
Gio,
Staf.
Gio.
Staf.
ATTO
$ TAFFIERE. GIOIELLIERE:
Che fo io perche cagione il Signore vi dimandi,
Se fua Eccellentia vuole giocare hoggi meco fon
per vincerle vn mondo,
Adagio.
Vinaro artiffimo, Mache fi dice in cortes
Che il Papa và m Anignone, &r nonà Niz%,
volli dire à Marfilia, o che il Duc d’Orliens
ba prefa per moglia la fua mpore, & fiupifce
ogni buomo di cotal cofa. ,
Quefio Papa è vn terribil Papa, es fono inop:
penione che andra fottofopra tutto il mondo, ma
a lor poftail noftro Marchefe è fauorito di tutti
& però non fentiamo mai vn duoldi apo, tr
Dio «e lo guardi cento anni.
M°era fcordato fua Signoria da moglie al fuo
Mgrefcalco iftafera in cafa del Conte,
Adunque mi vuole per conto de gli anelli , d io
ho da feruir per eccellentia lafua Eccellentia ; <a
ti voglio moftrare vna fcatoletta di gioie vniche,
[Za gloriofe.
Guardate di nongire fuor dall’ Aué maria in là.
Perche?
Perche farete fualigiato della featola ; x della
vitd,che importa più,
Importa più la fcatola.
Come diauolo più la fcatola?
Meffer fi,io né darei quefte gioie per mille vites
Si di quelle delle voftre vigne.
Gio.
sof
Gio,
Staf,
Gio,
Staf.
Gio,
Stafi
Giò,
Staf,
Gio,
Staf.
Gio,
Stf
Gio,
$taf.
Gio,
Stef.
TERZO
Io parlo di quelle di mille buomini,
Potrebbeno effer tali gli buomini che harefte ra
gione.
Se fo(jero ben pari miei,benche farebbe difficile
trouarne diea non che mille,
Ah, ab, ah.
Tormiamo alle pietre pretiofe, vedi quello Cds
meo fciolto?
Vepgiolo,
Cento fcudi ne ho trouati,
Troppo cojla un Camello fciolto ; ma che vars
rebbe egli legato?
Non fi potria dire. |
Et quel Camello che dndaua fciolro 4 Piettole
nen era flimato tanto.
Io dico vn Cameo,
— Si,fi iov'mtendomo.
Eccoti vnlapis lafoli, O che colore d’aZuro ol:
tramarino da anquanta feudi l'onda,
Su la faccia a chi lo vuole, <3 la lebra, fe non ba
fia il mal di fan Lazgaro. |
Maide,maide,io dico lapis, er non male; &9 die
co lafoli, eo non ladri,
Parlando adagio io vi afferro , ma dicendolo è
Siaffetta trafando con gliorecchi.
Quefto è vn Carbone fratello del Theforo di fan
Marco par di fuoco, tr è netto, eo brilla di for
te che abbaglia la villa,
Carbone n là, Fate à mio ferino, non ne patlas
se d’hauerlos
Gio,
Snf,
Gio,
Saf
Gio,
Sf.
Gio,
Stuf.
Gio.
Saf.
Gio.
Srf,
Gio,
Strf.
Gio,
Gio,
ASTE O
A che fine ho atacerlo?
Per noneffer confitto in afa, & io per me vo
dire al fionore di non hauerui trouato.
Come fi?
Volete voî che io parli ù chi ba wn carbone?
Tu intendi di quelli di fan Rocco, er io dico di
quelli fra noi lapidary apprezzati piu di Smeral:
di , &> Diamanti, e gli chiamano Carboni,
Sié
Madefi,
La vabene a queffo modo,
Mira che collana lauorata di traforos
Lafciatemela porre al collo,
Son contento , ma non ia maneggiare,che perde
rebbe il luiflro,
Adeffo fi che io paio vnodi quefti noftri fottiuene
ti che falticchiano intorno alle amorofe. che fen
<a la collana non farebbono il qanfenerino, 7
il giorgio a fuo modo, ez forfe che non la por:
tano larga , facendola vedere per tutto, Et
perche la fcaa maggior moflira la' fanno far
fi Sottile che tofto ch*ellafi tocca fi rompe.
Le catene vogliono effere come quella che fino
a Vinegia hs mandato a donareil Rè di Frans
cia a Pietro Aretino, la quale pefa otto libre.
Chi te lo ha detto?
Alcuri poltroni che fcoppiano d’insidia.
Quefto Rs merta la fignoria del mondo,
Hauete caladonij,
Io ne bo vno a legare, Hor vedi quefta core:
amb,
Sf.
È.
Amb,
Gio,
sof
À TERZO
na di acute fim[fime,
Che cofa fono agate. — fia
Pietre, come fono quelli niccoli, quefte corgnuo
le, eg quefte turchine, le quali hanno gran
uirtù donate, e,
Fareme n prefente che per Dioho gran uoglia
di uedere queSle fue uirtù,
Non fi può,
Perche no? RIA
E'prome(fa. Hor guarda quefla madre per le,
2cheti pare, è ellada Reina, dcheò
La mi pare l’arcibufauola delle perle, non che
la madre , co fquaraarebbe orecchio ad una
macca non pure ad una Donna,
AMBROGIO, STAFFIERE,
GIOIELLIERE,
Tu fei il folecito meffo, quattro bore fono che il
Signore ti manda, € anco fei per nia. Et uoî,
vbbidite di galantaria fua eccellentia che vi chia
ma indegnamente, =. 0. > Ù
Quefta fiera di Ricunati ch'egli mi mioftraua in
rerterrebbe l’acquadel Minaè, —
To'bò da feruirloilnofiroSignore, ,.,...,.
Caminate che per miafé bauete qualche parerss
trido con il cauallo del buon Lefù amendyi.
Andiamo, andiamo,
Si di gratia,
ATTO
AMBROGIO felo.
Amb, Chi nonfcappa nelle Corti, oche è di legnod
india, ò vero vno Ariftotele , che fludio di Boe
logna, Mandianfi pure i fuci figliuoli in Corte
che gli vuole Dottori intre di , è pure. vna dot
ta Pol la corte, quanti vari buomini, di quans
ti diuerficotumi , di che firani bumori , eg di
che befliali (piriti ci vineno , &x è il pater noe
Siro che gli fcolari che fono fi fottil d’inge:
gno,to fi fcaltriti che ognuno foiano , tr ognu:
no balfano , nel trauagliarfi con ì Cortigia:
ri diuentano goffi alla bella prima, Et al fie
ne quello che è più acuto huomo in Corte , toe
fio che il padrone vuole , fa falti co’! ceruello
che non lo giungeriano î penfiere d’un cortigia
no che Sla appiccato con la cera nella feruitù,
eo fi glifà credere cofe che fino è Ser Polo ne
prende (paffo , er chi di aò ffeffe in dubbio ne
lotraheil Marefcalco con la moglie , ah, ab,il
pouerino & in vno affanno mortale, ma beati colo
ro che in Corte vengono paz%i, che almeno
efcono di briga à vntratto,
MES. IACOPO, AMBROGIO.
Mes.lac, Che difputi di faui, dr di matti?
Amb, NO mieraaccorto di voi, ragionaua meco della
burla del Marefealco noflro che arca il cofeffore
Mes.Iac, Il confefore,to perche?
TERZO
mb. Percheficredegirealla giuftitiabanendo è ter
moglie,ey non saccorge ch'è vna fola.
essIac, None fola niente, anfi haurà egli vna bella, &
ricca figliuola, |
mb. Chevi paredel noftro Signore?
s.1ec, Mi pare che Dio non ne porria fare vn migliore,
Amb, Tu parli dafanio, ma nenfarebbe di Gontaga,
fe non foffe buono ; bumano , eo liberale, Ma
donde lo haî che fua eccellentia glie ne dia?
Mes.Iac, Di bomffimo luogo,
Amb. Onde?
Mes.Iac. Di perfetto luogo dico.
Amb. Puoffimentouare lo buomo?
Mes.Iac, Vnchefa ao che fi fa»
Amb. Cheè coftuiche fa tante nouelle?
Mes.Iac. Il nuo barbiere.
Amb, Ab,ah, luogo degnodi fede è la barberia, dos
ue tutti i corrieri del mapamondo di/montano,
portào li auifi.Eora andiamo m caftello,a ciò che
poffiamo pigliare il luogo alla predim à tempò,
Mes.Isc, Andiamo , ad ogni modo fiamo pagati per ifpen
fierati , ecco il Pedance del Comune che borbots
tacon la (4a ftrona pecoraggine,
Amb. Camimamoche s'eglia fiappicca alle palle di
affordirà conil fuo parlare foftidiofo,
PEDANTE foloche viene cantando è Seri
bere clericulis paro doctrinale nouelli s, Rectis
as esà,a,tibi dat declinatiò prima,
Ped. Nelle inteftine , nelle vifcere , nello vtero mi
hanno penetrato le accolgente che mi hà fatto
Pap.
Ped,
Pag.
Ped.
Pog.
Ped.
Pag.
ATTO
fua eccellenti(fima Signoria , di modo che io mi
fono obliato di dirle la temeraria «x infolenz .
tula ribalderiache mi hà fatto quello fmoriges.
rato ghiotticulo $ ma ad rem noftram, Hanens
domi fua illutriffima Magnammità eletto ‘al
proemio, al fermone , alla oratione dello (pone
falitio del noftro fotio. Nolo mirari io voglio
ire d ragionare con le Ciceroriane epiftole ;, &r°
fpero di cattar tal gratia con gli audienti, che
poftulando la pretura, er il guberno di ques
fa aurea Città, ommia gratis, &y cito obtines
am,maecco il preettoricida, ù
PAGGIO, PEDANTE
Vofira MaeSli,vofiraMagnificetia, voftraSigne
ria, hà vifto il Signor Caualiere mio padrone?
Abi forchicula , ahi meretriculo il precettore.
de i Mantouani condifcipuli fi delude per la pla
tea an? cai a
Che forbiculate , to mandragolate voi 2diterni
fe Phauete vifto di gratia, | |
Io ti giuro per lo Euangelio facro che ti farò dar
tante verberature , che farai exemplo a tuttii di
nediculi.
Maeftro fatemi quefto latino sil muro mi pifcia
ado(fo. san i
Mingere po(fa tu le interiora, ghiottiadio,
La fanta Croce che appartiene ala Asb,c»
Meefiro? 9; vst oraria
TERZO
ed, Gran verecundia, che vno faciaticulo progoch;
ad iravn graue litterato,9,0,0,
dap. E yero cheil K. dello alphabeto fia Flato buomo
d’arme?
Ped. = VerumeStch’iotido quefio,
Pag, Coni pugma?
Ped, — Nonpoffotemperarmi dalle vrbane collere sio:
glie quefPaltro, © ©
Ki Al corpo di Chri,
ed. = Pomgiufoillcpide,
rag, Iodiro aochens.
ed, — Mentiris per gutter.
Ki Mel vole$te pur, Pedante poltrone,
ed, = Tufuggi maledictus homo.
ag. Tovi hodoue fifoffiaallanoc,tvpliete,
ed «= Ame lefica?ecc qui ilmiodomiaulo, eo tue
guriale alberoylo, il'erebro mi giricula, Vos
glio entrare per reguiefcere aliquantulum.
ATTO QVARTO.
MARESCALCO folo,
lar, Tanricco doueria pur tornare, 6 Dio che
(3 l’haurebbe mai penfato che una fi crudel
ruina mi baueffe à uenire a doffo, quanti male
auenturati buomim bò io confolati a miei di, che
per nia delle mogliere fon diffatti, eo della robba
eg dell'honore,quante cofe bò io udite raccontare
Mar.
Rag.
Mar,
Reg.
Mar.
Rag.
Mar.
Rag,
Mar.
Reg.
Mar,
ATTO
da quefto , 7 da quello , di queSta, do di quel
la, co quanti ne bò io vifiimo(trare à dito con,
dire io iftanotte bò fatto, cy detto alla fua moe
glie, foggiungendo il becco , il cornuto. Il
glioffo, er hò vifto di molti che fanno la malidis
tione nella quale gli han pofti le moglie , vergo
gnarfi di tal mamera , che dubitando che ciafcue
no che parla non parli di lui , non apparifcono
mai ne in chiefe , ne in piaz, ne in corte,
Io veggio il nvio fegutello , egli ne uiene ridene
do, Non farà forfe vero che per gli anelli fia
faro chiamato dal fignore,
MARESCALCO, RAGAZZO...
Et beni
Non uorrei darui male nuone , la moglie è vo:
Sira, pure.
Che vol dir pure?
Che sò io,il Gioielliere è per voftro conte.
Hai tu per certo che non fia per altro?
Hò veduto gli anelli,
Che importa , egli moftra fempre quelle fue gio
ie al popolo,
Credete voi che io fia cieco?
NÒ, ma qualche volta pare vna cofa per vn'als
fra.
Corpo di fin, me la farete appicadre è Do:
mene,
Forfe adcortofi che tueri inifinfe di comperargli»
| Egli hà
QVARTO
“Egli ba detto, io compro guefli per uci,
Non c'e altro uoi che io al mondo?
Diffe anchora maeftro.
Et de glialtri maeftrit
Impertrepatelo è voffromodo + Io vidico che
andiate à furui lauare il capo, to la barba, tr
à pulirui rofto , che bifoona cheiflaferavi ai re:
chiate alla moglie, atorla , &r à dormir fe.
Sono io fcilinguato?
O' facrata noSlra ,ò fortuna porca , io an? tor
moglie # ame la moglie è ey che bò io fatto,
O' fonoi galant anelli, vn rofjo come vn gam
baro cotro, € l’altro verde ume la falfa,
Che mifà il colore , ò force fcommaricata, fore
te imbriaca,
Vo fi chiama carubino, faraphino , vna vol:
tan ino và il ncmediquel roffo er il nome
di quello verde. Non mi ricordo fimel caldo,
ò Smeraldo ; tanto è, io vi hò auifaro della moe
glie ,famon,
Che hò io da far del nome?
Niente del nome , ma wimporta bene di fepere
che coftano quattro ducati larghi,
Quattro ducati an?
Quattro , tre, x mefo, poro piu, omeno.
Mi (la bene quefto , er peggio , che douea ats
tendere à ferrare l’oche , dico l’oche non che
è canali, € lafciare Zafeare per le Cortii pos
laStrieri , i beuitori, i cicalomi ,@& gli adula:
sori, Che à lore toccano i fanori er i ripofi,
E
Con,
Re9.
Mar,
Rao,
Con,
Co,
ATT O
&7 nò dun par mio. Ecco è me.
CONTE, CAVALIERE,
MARESCALCO, RAGAZZO,
Noi habiamo caro di faticarai per ce galante
hbuomo , ey nofiro amiafJimo ; il Signore di
hà comandato che d due hore ti memamo in
cufa del Conte done fono apparecchiate le noze
6,
La fpofa, co le nozfeconuenienti ad un grane
Signore ; non pure adun fena grado, &r fei
obliguto in perpetuo alla Eccellentia fa,
Se a uno che ti lega una pietra al collo mentre
che fi Fia per din fi ba obligo io fon più
obli gato al padrone che none laliberalità, &
la virtu al Cardinale. H. de Medici, diffe
Pafguino da Roma, ma chebo io operato cone
trail Marchefe è fappilo il aelo cheio nonaffaf
fino la bonta fua , come affa(finaua fra Benedet
to, to fiarò prima a fencenta deffer gettato in
vn deftro , che tor moglie,
Che beStemmia.Vî parrebbe Zibetto.
Taci fe non vuoi che io mi sfoghi fopra dite,
Silentio.
Meefiro io ti vobene, co agli amici fi vuol dar
fempre ottimi configli, Sai tu ad che ti auerra,fe
il Signore incende queSta tua fantafticheria, fi
mcaera, eo bafa,
Et non è ciancia,
Con,
Can,
Reg.
Con.
Roo,
Cau,
Con,
Cau,
Con,
Reg.
QOVARTO
Di poî che io non ce l’habbia detto , tu deueres,
(ti pur fepere,e eo bauere meefo da ciafcuno che
nes c'è fenon un Duca di Mantonaal mondo,
— & che folo egli frai Prencipi dona , accareze
& fa grendii feruitori, eo non vefieno cofi
i prim gentil’huomini del Papa, ne dello Im:
peradore come vefli tu; ex fe tu hai occhi il pu
oi hauer vifioin Bologna. Et vaglion piu le
amoreyoli parole di fua Signoria chei fetti de
glialtri; eo fela [ua bumamtà nonci faffe 0:
gmuno conpagno , non ardireSti are in fu'l tie
rato di ciò che ti comanda.
Il Conteti fruella da uero amico, 7 confidera
reco che dopo il fatto il pentre va! nlla,la fortu
na ha il crine dinaZi,auertiferi faperlo pigliare,
Se ella lohaweffe dietro,
Taci tu,
Come taci tu, Non poffo io fauellare alle noz%€
del padron mio,
Egli hà ragione. Ma attendi al Conte che ti vu
ol bene,credi a effo che fi trouano per tutto de i
Marefcalchi,ma non già de i buchi di Méteya,
Non per Dio; to fe tu non fei fauio vorrai rane
derti à hora che non farai 2 tempo , togli la hoe
ramai, ma un tuo pari fempre fi hà a fare
vtile per forZa,perche fiere ignoranti to glila, eo
— ffacciati, che te loridico di nuono.
Non dir poi,io no” penfaua,
Sai tu quale è la peggior cofa del mondo?
Il mio padrone,
Mar,
Con,
Mar,
Con,
Cau,
Mar,
Rag,
Mar.
Rao,
Con,
ATTO
Si sò,
quale?
Il ter moglie,
Baie. Ton dcoche la peggior cola che fi frcs
cia è lo slegnarei fignori, e fon più faali
le vie che gliranio perdere che quelle che gli
fanno trouare, Hor non far fi che il nofirofi sde
gui, che fe bene affai indugia, come la gli fale non
a giouano bagatcelle,egli ne fopportu vna, due,
ettre, tr noue,to dica er poi ti pumfce di tut
te quando l’huomo crede che gli fienofcordate,
Rora io lafcio fare a noi che fete maeftro,
Si diffe quel villano al barbiere che gli pelaya il
capo con la liftia dimandandogli v'era troppa
calda, |
Voi mi farete attaccarla al piradifo, che voles
ce che io facaa di moglie. Come ho io à vie
sere con effa im cafa di chi la ho io à menae
re, à chi l'ho ba racommandare accadendo par
tirmi, a chi la lafcero, à voi altri, perche ris,
guardare affai gli amici, ex i parenti, nol” fac
ronò . Dite pure al Signore che ma fquarti,che
mi abbrua , eo chem attanagli, che non fon
per torla per me , ne per vor, che fomma vo
glio effer huomo , go non ceruo.
Ceruo non vuol dir becco padrone,
Deh tra là,
Di gratia,
Chero, referiremo la tua afinaria al Signore ,
segli a commette che ti caniamo gli bumori del
£ e»
Cau,
Con.
Ma",
OVvVARTO
capo faremo il debito,
| Tu fuSti fempre vn cuallo, tr s'egli Feffe à me
fi trattarei da quel che fei. i
Lafciate andare che margerail pan pentito il
futfante,
Io fono buomo da bene nel grado mio, quane
to voi nel voStro, cy bauete vngran torto a dir
mi villamia.
1 torto habbiano nei è non far con altro che con
parole,
Sta di buona voglia che fe il Signor e lo coman
da tu la terrai ,0 a lafcierai le cuoia , torniamo
in corte caualiere,
Tormamo Conte.
Che ti par force ladra del cnfo miozla torrò?non
fard per Dio, Vordi fi, cr iodinò. Machi è
quelto che ne viene cofi adagio im verme , egli
é il maeSiro,
MARESCALCO, PEDANTE.
To non vi conofcéa, oue andate? |
Cogirubam ideft penfaua alla innata boritute del
dominatore , del protrttore , &r del Monarat
noftro, labemomtà del quale rm ha pofio f@
gli homeri il pondo della oratione nella pompa
delle tue nupre.
Adungue io la torrò?
E ij
Mr s.ldc»
Ped,
Mes Tac.
,
Ped.
Rs9.
Mes,Idc,
Del.
Mes.lac,
ATTO
MES. IACOPO. PEDANTE:
RAGAZZO. MARESCALC.
Se ne auederia un cieco chela torrai, ma chi
non la torrebbe?
Bada à me fotio, per Deum per Dio ch*elia è del
leformofe puelle di mantoua,
Cafo è buona che belleX%G fenta bontà è cafa fan
Za afcio, nane fente vento, er fonte fan2a ace
4a,
ten di Seneca in capitolo, xvij . de apilibus
mundi,
Che,il maefiro befimmriat
Queto , d paz. pazfo,iolo vo dir tre volte,
a cio che tumi oda+ Non faitubeftia, io lo die
ro pure, che fe tuo padre non toglieua moglie
che tu nonfareSti? <o hò imcefo dal predicatore
che é meglio Deffere nato eg andare nello infer
no,che non effer mai flato,
Auguftino de Ciuitrte Dei,
Come un, buomo fi deue perdere in'‘cotaie ofti:
— natione come ti perdi tu 5 co non volere che do
po di ce rimanga vno altro te in quefta Città?
chevado penfando che fena i caualli panrebbeno
vno incommodo grande, queflo dico per le cu
re miracolofe chetu fai nelle rimprefioni, ne i
vermi. neî quarti s nelle incaftellature , nello
inchiodarfi cy etera; Et perdò à ciò che giuns
to il tempo del tuofine, confumato dalla vecs
chieZ %& , dabbattuto dalla infermità mancana
OVvVARTO
dici i,figliuoli nati dite in tuo luogo fuccez
dendo la terra nonfi accorga di hauere perduto
mente,
ped, —©Obeldifcorfodella prole, ey della orbità.
Rag. Chediremaeftro?
Mes.Iac, Hor viem quà ey afcoltami come fi debbeno ac
fcoltare gli amici, Che fi vò narrare vna paro
ticella della contentezZa mia deriuata dalle prue
dentia, dalla fufficienta, co dalla continen%a del
la mia conforta,
Mar, = Contrcemi quefli miracoli , ma fente bugie, |
Ped, —MefferTacoponoftronone viro mendace, ne loc
quace ,'fi che afcoltalo atendilo,
Mes.Iac. 1o(conibuon ricordo fia ) tolfi moglie nell’anno
che il Marchefe vechio liberale , ex gloriofa me
moria piglio il baftone della Chiefa , io dico ma
le, l’anno che fua Eccelinta fu Confelomere: eg
deuea bauere io allbora venti, 0 vent’uno anno,
0 circa, o era nudo , er crudo come fono quae
fi fempre tutti i Cortigiani , e venne la buone
mogliere , non poffo fare di non piangere quan
do me ne ricordo,
Rag. Non piangete Meffere,
Ped. —Lacurne della affimtà tira:
Mar. Cheprstim,
Mes.Iac, Venne la buona mogliere, eg inin vna fua hos
noreuole cafa mi raccolfe, la quale fendo fore
mtr.di morbidi letti , di apiate maffaritie mà
riftfcito damorte a vitu etscofi cominciado è gu
Star la commodità, di di 1'di diuetmua un'altro, eg
i E ii
; ATTO di
ella prudentemente euftando la natura mia ,tuî
to quello parlaua , tutto quello ordinaua er
tutto quello operaua che io a bocca appena non
de barei fapuro dimandare + Occorfe nen fo
che mia malatia ,ò Dio che curd; ò Dio che
folleatudine , 0 Dio che amore vfeiua di lei ine
uerfo delle bifognd mie, ella non margiaua, ella
non dormua , ella non pofaua mai anzi ad de
gr minimo mio fefpiro , ad ogrà mimmo mio
rivolgimento era in piedi, € che vi duole
co che vi piace ? 7 che dubbitate ? ey nel dar
mi il peSto , il pane in brodo vfana tente dol:
ci preghiere che mi facena diuentare di mele
quel abo che mi parea daffentic. Et chi l’has
ueffe vifta intorno al medico dimandar. della
mia falute firupgendofi , baurebbe potuto co:
nofcere che cofafia mogliere ; er chi potria con
trir musi l’amoremolezz® che mi raddoppio poi di
| Wenutò fano, È
Ped. Ariftotile fa wnfimile dialogo nelPethia,
Mar, Spacciateni fec'è da dire altro. Salt.
Mes,lac, Adagio , dice che riu cordiale frutto, niuno
fuStantienole abo fi potra trouare che à me dal
la mia dolciffima moglie non foffe apparecchia
to, fui fano per la Dio, ey [va merce, tr mi
nacque il primo figliuolo mafchio, < n°heb:
bi tanta alleorez%a che mi domenticni della
Corte , del feruire , <7 delle (perant dei mei
meriti , <o trafformata mi di Cortigano in vno
amator della quiete ey della confolatione di cafa
ù OVARTO
mainon vfcina, d fe pur ne vfciua, mi parea
ogm attimo vn giorno nel ritornarui s &r cres
Srendo il fanciullo del vederlolo gioccare à tas
uola,per Sala. co nel letto godea convn piace
i re incredibile. T |
Ped, Eccoti virgilio , mibi paruulus aula Lauderet
Aeneas » La regina di Cartagine Dido non fi
‘ volgea mai il truculente fetro nel latteo , er es
burneo pettulo, fe di Enea haueffe hauuto vi
i: puerulo da poter feco ludere indomo.
Rag. VoifapeteàmentelaBibbia, er il tefiamento,
LR eo ogm cofa maefiro. . pci
Ped, =—QueSiinonfono paffi da adylefcentuli, non mà
x interrogare piu, che io nonti rifponderò
Mar, Iputti,ri pazzi guaffano la cafa»
Rag. Etipollidoue glilafciate voi? |
Mes.Iac. Lo fion mi ramento più quello che dicea. |
Rag. Ilmaefiroguivihafatro vfrire del (eminato,
i lafciate dire è lui maeStro, —
Mar. Ab,ab,ab,chefacetia ds Comedia,
Mes.Iac, Iotifimrò il mio razionamento vn'altra fiata,
baftiti bora che io ti conforto è far queSia cofa,
che è vna mofca fan% capo chi è fanta moglie:
bios ré, * 6 i } :
Ped. —Plutarcho de infomo Scipionis dice il medefimo.
Mes.Lac, Ti volea contare giando io per la quiftione , che
tu fai , era in pericolo di effer bandito ,& per
induftriofa prudentia di moglie ma , nen pur
fui bandito, ma bebbi la pace in otto di, ne tt
penfar male, che eNa tolso in collo il noftrofiglie
ATTO i
woletto andò dinangi al Signore contunta bum
lità , che fee piangere ogmuno per la cenerezo
<a de le fue parole, .
Mar. Horsù, iovocredereche fia molto piu che non
bauece detto, ma parui che un caneftro d'una
facaavendemia î fe ci fuffe qui vn centinaio di
quelli che l'hanno , che credete che diceffero dels
le loro, volendo dire il vero?
Mes.Iac, Non nezo chesnon ai fieno delle cittiue, per che
anche tra gli A poftoli ci fù Giuda.
Ped, = Omnisregula patiturex-epnonem latine loque
do,
Mes.Iac, Ma quefta( che fi può dir tua )) è predicata per
donna fanZa pari , e è un’angelo , un’anges
lo,
Rag. S'ellaè angelo toglietela padrone.
Mar, Setuparlipiùti peftero l’offaconle pugnati pe
lerò il capo con le nocche, &9 ti trarro gliocchi
| con le dita,
Ped, Irafcimim, eo nolite peccare nell Apocalipfe»
Mar, Et pernonvitenere d tedio dicoui M., lacopo
che non me ne ragionare più, fe volete. effermi
amc sio vi parlo,
Mes.lac» Che mi fà la tua amiabia, io ti configlio dafra
tello , cor hauerotti è rifare , và pur dietro, tu
fi graterai vn diil culo, e piangerai la feense
pitt tua; ey fe il figner manca di donarti adche
ti dona; tu andrai in arnefe come Don Eranfts
no,t7 fcoppi fe nontirimetti quella cotal di uo
io intorno , bafciando ito dii piedi à canolli.
OVARTO
Mar. = Tofono buomodabene,
Mes,Iac. Sia quel che ti piace,che io non farei mai piu con
tento fe tu mi vole[fi bene | Andiamo maeftro in
fino à fan Baftiano volli dire al.T.che forfe Tulio
Romano hauera fcoperto qualche biftoria diuina,
Ped, — Eamus,ò chebella machina è il palazZio che
dalla archicettura del fuo modelliculoé vfcitos
Vittrusio profpettiuo prifco hà imitoro,
Mes. lac. Andiamo di qua,
MARESCALCO, RAGAZZO.
Mar, Mivienvoglia di andar dietro è queflo vecchio
rimbambito , x, dargli vna cortellata, infes
guandooli a perficadermé di torre quella ch'egli
refutaria volentiere. Ma fempre aduiene che un
che ha rotto il collo in vn mal paffo brama, che
velo rompa ogn’uno. Ma tanto fa altri quans
to altri,
Reg. DateglialVecchio.dilmal vecchio, dIl trifto |
buomo, padrone ecco I Gioiellere,a uoi,
GICIELIERE, MARESCALCO.
RAGAZZO. BALIA.
Gio Dallaqua,tocaila fu,buom prò,proficiat,io fapen
do che per ti fi comperauano gli hò dato due gio
ie che rifarebbeno l’elmo del Turco fatto è Vine
gia da Luigi Casorlino, o che viuo fririto,ò che
gulante gentil’huomo, Oche perfetto fotio.
Mar,
Gio,
Mar,
Ra9.
Mar,
Rao,
Mar,
Reg.
Mar,
Roo.
Mar,
B al,
ATTO
Gite,gite è fare i fatti voftri.
1 fatt: me: fon quelli de giiamia , ma tu fei fan
reftico hoogi la iuuna è fcema ; lafciami andare
à vedere le medaglie, &7 le fiatue. eg ivafi,
che bi trosaro l’abare n vndeflro anio fra.
le quali incendo che c'è la teffadi San Giufep:
pe di mano di Polyciero, x vn piede dello In
prinapio di mano di Fidia. Ft veduto il tut:
to n porrò mordine per andare à Vinegia a
baratrare dien milia pisfne a granate, er per
le, delle quali voglio ricamare la mia vefte d
oro ricao fopra ricao, cy mente per la gola
chi vuol dire che ella fia (tara fatta delle barde
di Bartholomeo , to (on Cayaliere attolie,
fongioielliere apoftolico , intendimi tu Marefcal
DI
Intendomi , andate in buon’hora, Che afino è
coftui , & che vorrà la ra Baliache ne viene
à me di trotto.
Io sò ad che ella vuole,
Beft:uclo , be/limolo,
Lo sò chiaro,
Che vuole?
Che la meniate alle n0z3e.
Quefte fono le nozté , quefte fono le mogli , &
quefti fono î mariti.
A quella fog gio fi alfaffina chi vifa piacere,
Q uefti fono1 piatri , quefti fono i feruigi , &
- Quelli fono i tuot merin,
Fatuui fcorgere per le piaz%E,non più dico , lena
Rep.
Bal,
Mar,
Rag.
Mar,
Bal.
Roo,
Mar ‘
Bal,
Mar,
QVARTO
ti di qui, Sfalufo tu, bor non piu mò.
Si fapra ben fi , afpetrate pure, è me an?
Fermo dico, nonti vergogm tu ai volergli correr
gli dietro? .
Rubaldo ghiotmo.
Per tutro il vò dire.
Deb puttana.
Hor fù tempera la furia.
Bafta, bafta.
Lafciatemi vecchia ftreza che al corpo di , che
mi farete fcappare la parente.
Eglié vn peccato è farn bene , quante fe ne pa:
te per queSto falimbello , che ft vuole hopgi
mancare ogn’uno che tu fia veafo Pio voglio $
io men vado a cafa mia fa conto che io non fia
quella,
Barbutocaa fantafima nella mal’hora. Io né
gli bò pur leuati dinan3i : e Conte, eg Cas
ualiere , ey Ragaz$o, co Baia , e” Meller.
Iacopo cacone, Horio vò vedere chi mi darà
moglie per forZa, comandima il fignore ch'io
metta lavitaa sbaraglio che tanto mi fara ct
ro, quanto mi è difcaro, il comandarmi , an:
Zi il pregarmi che io rogliamoglie , alle fe non
torrò, per Dio non dari , al Marefcalco moglie
da? nò ,nò penfi pur ad altro, cy fo che mi voz
glie morto facaami (parare è vntratto, 7 non
ma tenga im fu quefte croa +
Mar,
Stef.
Man
ATTO |
STAFFIERE. MARESCALCO,
Voi fiate il ben trouato,
Ben venutot
. © voi rifpondete freddamente , io-vi fon pur
amico.
Di gratia non mi dar feflidio.
Come faftidio è voi douerefte gir ballando per
la (trada , ey gite piangendo,
Perche ballando? o
Per lamoglie per il fauore , er per ladota,
Non mi tormentar più ti prego.
Le cale chebauete in gamba ferano pur le nie
e nero?
Se foffi altro che Staffiere del signore, è che tas
cerefli,0 che qualche cofa farebbe, eo fe mifluze
. Zicchi porrò da parte îrifpetti,ey forfe, forfe.
Che rifpetti, e che forfe , io nonti (limo quee
Flo, fe non che mi vergogno a porre cn uno
artigiano,che appena fa tenere in mano duo chiu
di cy un martello , nonchela (bada, ti proues |
rei che la coppa che tuhai torno è di tela di
ragni, Etlatorrai, € ’haurai, e la pigliarai
à tua onta, Si la moglie, la moglie fi,bdioil fis
lello? —
Anchora che Phuomo soglia non fipuò attende
redi fatti fuoi, eo è forQaà ruinarfi il di mile
le volte bontà di cotali fiaccacolli,
Che diaf
Ioti fon feruitore và con Dios
OVARTO
La farà delle ben maritate , tisò dire. To Non
sò chi fi babbia piu à difperare , 0 la moglie di
te,otudi lei, bor toglila, € nonfar tante no»
uelle,
O'Dio sò Chriflo,0 Iefu, Che tormenti fon que
Si, ioti fupplico fratello ragionar d'altro, è
— andarti con Dio,
Ragioriamo di quefto che importa lauoftra fali
ati, t toglietela.
Mona fi può più uiuere.
Belli(fima.
Il modo è guafto.
Quattro mila feudi , to più, -
Bifogna mutar flant.
Parte in poffe[Jioni, ey parte in danari.
La và coft,
Gentildonna.
Patien<4.
Giouem[fima.
lo mi ti raccomando,io entraro in cafa mia, per
che tu mi lafci flare,
Nonvi fi fcordi le calfé + ah,ab,4b,io bò feruis
to il Signore che mi commife cheio lo moleftafe
fisab,ah,ab,ah,che dolore egli hà,lafciami ritor
nare in Corte,
LI
ATTO QVINTO,
MES, IACOPO «nil fuofigliuolo.
MARESCALCO }
refcalco non potrei fe ben voleffi tener col:
Mes.lac, T: che hò tenuto lunga pratica con il Mas
Mar.
Mes.Iac,
Mar.
Mes.Ig
lera feco , che invero egli è huomo gene
nile, cy merita d'effere amato siolo voglio tan
to aftettare che egli efcadi cafa , &7 con Peffem
pio, er con il ceflimomo di quefto mio figlie
nol maggiore riconciliarmi fe@ , ey corftrine
gerlo a corla per amore, & adche non gli fof:
Je fatta tor per forZa , non gne ne banendo poi
ne grado, ne grana, maio’l veggio. |
Saria buono leuarmi di quefta terra per vfeire
di tanto tormento , ma ecco la mia tribulatione,
Maefîro le parole che fra gli amici nafcono fon
abo del vento; però vadino in fume i noftri sde
gm, er parliamo in ful faldo infieme.
Certamente la mi è paflata, eo fon vofiro cos
me prima, Tuttuuia che non mi aandate di
quello che di vdire mi trafioge, ai
Ecco vno de i primi frutti cheio bò colmdella *
arbore muliebre , ecco la fede'della mia vita,eca
co il baffone della mia vecchiezZa, ecco l’oce
chiale de i miei anni queSto è mio figlio, ques
Sio è mio compagno , er quefio è mo fratello,
egli mi gouerna , egli mi ferue, gli mi guida,
7 nell'ultima mia etade , piaando a Dio, ques
Fonon
OVINTO
fio non piu di fialinoto , ma di padre farà vffido,
ey come io hborafoftegno , fi egli allhora fefler
rà lafamigliuolanefira, |
Mar, Diovelo guardi ,ionon fono di quelli auentue
rati che pojja (perarne d’haue: ne untale,
Mes.Iac, Afcolta pure egli canta, egli frona , egli caual:
su, egli fchermifce egli hà buona mano , buos
ne lettere, balla bene , tringiameglio, Et é at
to ad attendere alla perfona del Soldano . Etha
uendone tu vno fimile non lo bauerefti ? aro ©
me hannoi vertuofi la liberalità del nofiro fis
gnor Duc.
Mar, Tacte che viene il Conte, ey il Caualiere,che
far à,
Mes.Iac. Và figliuolo mio che s'appre[fa l’hora di canale
care i poledri,
©
F.d,M,Iac, Padre il Sarto é un traditore,
Mes,Iac, Perche?
Fig. = Percheiocredeuaveflirmi domattina e i panni
non (on pur tagliati,
Mar. Dubito,
CONTE. CAVA!ILIERE, MES,
IACOPO, MARESCALCO,
Cons Voi citumortit
Cau. Eccoci tuoi più che muî.
Mes.Iac, Egli è piu pieghewole che un gimeo,
Con Perdonacidi cio cheti diemmo poco fas
Can L'amorchetiportiamo a feavfcir de i termini,
E
AT T ©
Bies.Iac, Cofi fono vfcito fe,
Mar, LeSignorie vofire mi fon padroni , to non è le:
ato che i feruidori fi corrucino con effi, pur che
non nt parlate della moglie , eccomi pee fofferie
re ogra cofa»
Con. Fratello noi ti ringratiamo, eo tortviamo d te
per parce del Signore , il qual per noftro meo ti
prega ,nonti omanda, che ti deo dara il fi,
acaoche iftafera tu (pofi la fanciulla.
Mar. Ion fento morire.
Cau, Eca fulenouelluz% da putti,
Mar, Che penitenza,
Con -Afcolra pureche tofto sì benedirai le parole,
i paffi.
Mar, Horviala che io odo.
Con SuaEccllentaoltra glialtri beni che ti fa come
le hai dato l'anello h vuol crear Caualiere grae
do honorenole ad un Rè,
Mes.lac, E che vorrefti lafagne?
Cau Certoilpis degnotitoloche fidia adum Prens
cipe è il dirgli Caualiere.
Mar, Peggiomifadiqueftoche della moglie.
Gon, Infenfato,
Cau. Poueretto.
Mes.Iac, PaX{erello,
Mar, Caualiere (prond’oro? io mi fpecchio nel Gio
iellere che anchora che egli fia ftato canomi$aro
per pazfo, gli è pur rimafo tanto di fauiez<a
che nonvuoleffer chiamato Canaliere , perche
non giona ad altro che è mandarti à man drittà,
QVINTO ©
__ theè qualche volta vn difcontio grande,
Con Chefpetie,
Mar, Infineiohdintefoche come n fignore vuol
dar lo incenfoà vno lo fa caualiere , er fla bene
cotal nome à chi hà più bifogno di riputatione
che di robba,
Con Gliftabeneadogn’uno 7 futrouato non folo
«per pompa della nobilità , ma per nobilitare als
trui,
Mar, Signori Caualiere (anta entrata è un muro fane
gcroa , il quale è frompifciato da ognuno,
Mes,Iac, Egli anfona,
Cau, Eglinon puo far teftamento,
Con —Lafciamo andar queflo , cy tormamo alla (pofa,
Sappi ch'ella è dotta.
Can Vero è,er quel madricale che fi canta nouamen
‘te nell’aria di Marchetto è fua compofitione,
Mes.Iac. Io non canto altro,
Mar, =—Adunque ella è dotta?
Con Dottiffima,
Mar, E poteffa!
Cass Ellaè ome tuodi. : |
Mar. Io fonchiaro, io le (ento ,io le veggio, ella
compone è Come le Donne fi danno à far Cane
{om , i mariti cominaano à dar greui dinanzi,
Er mi chiarirò l’altr’biere due donfelle leg gene
do il firiofo la done Ruggiero, bebbe la pofia dal
‘la fata Alana,
Con A propofito quefta nonlegge fe non la vite deî
‘fanti Padri et gli baueremo abruciare vndi piedi
F_y
Ma.
Cano
Ms,
Con,
Mar,
Con,
Mar,
Cau,
Mar,
Con
Mar
Cau,
Con,
Mar,
Con,
Cas,
Mar,
Con
Mar,
ATT O
come à Lena dallo olio,
Lafciatemi finire,
Atcendi,attendi à rifoluerti che farà meglio,
Parlate voi, che io tacco.
Hor vagliaun poco à dir la verità,
Deh vdite diea parole ey poi parlate fempre +
Di.
Nonpar le dontelle che leggruano l'Arioflo,
ma io nol vò dire, bauendo il libro,
Qsal li bro?
quel libro doue fono dipinti gli vecelli che hans
no i nidi di velluto,
E poi?
Solamente à vedergli vennero in angofcia,
Ab, ab, ab, ab, ah, ah, ab, ab, ah.
Tu miri le cofe troppo per il fothle . Io ti dio
Se tufei fi cieco che tu non veggia la ventura
che è nello imbatterfi in vnafemina d’affaià
Io vi dico fe io fono fi cieco che non veggia la
difgratia che è nello imbatterfi in vna femmna
da 00,
Quefla è conofciuta per fufficiente da ciafcuna
perfona.
Sella foffe altrimente il signor non te la darebe
(4°
Oh quelli fignori, oh quelli fignori oh quefti fio
gnori fono le male beftie, bafta,
Quante mogli conofco io che selle non foffero,
i mariti andrebbeno mendicando,
Quanti mariti conofco io che fe nonfuffero le mo
O v'iNTO
gli andrebbeno triomphando,
Mes,Iats Non c'è la peogior cofa,io nol vò dires
Mar, Ditelo pure,
Mes,Iac, Che non volere acqua sù îl vino.
Mar, Voifcorgece il fufo ne i miei occhi, to non fente
titela colonna nei voftri”
Con Nonvfciamo di propofito hai tu parlato qui con.
Meffere Iacopo della contente della moglie.
Mar. Sîbò, afidi
Con Chenehairitratroè
Mar, Chemi vuoi maldi morte,
Mes.Iac, Come di morte?
Mar, Dimorte fi, à configliarmi di quello che Ambra
gio buomo da bene, cy buomo diriro mi bd fcon
figliato , dicendomi tutto il contrario di quello
che mi diefli voi, ,
Cau. Ambrogioate»
Mes,Iac. Ad Ambrogio credi 3
Con. Ad Ambrogio daifede ? [PN
Mar, = AdAmbrogio credo,er dò fede come al verbi
caro , to mi viene hora m mente vna cofa,
Con Ghecofa? Da FINI
Mar, Vnacofacheiovidi fareà vna donfella di core
to, ‘
Con Chefeella? |
Mar. mifeàrumoretutto il palazZo tagliandofi vna
wnghia, E forandofi levorecchie per impiccarfi
non sò che ciabatterie rideua piu di core che non
riderei io fe il Ducd penfaffe ad altro che ‘alle
mie moglie,
ij
Con,
Mar,
Con.
Meo.
Mar,
Con,
Ped,
i Mar,
Ped.
Con.
Mar,
Che è per quefto?
Eche fon mercantie da perderne cento per è
fo,
Latusnonè donna fora orecchie non che ella
non è di quelle.
Se ella pifcia come l'altre è for%a che fia di quela
(I°
Che huomo 4 2 credete voîche fe queftanon po
ceffe bauere le robbe dibroccato come le Reis
ne, ch’ella voleffe cadere à riuna nelle altre vaa
mtà è fenvine del diauolo che il cancaro le mane
ILA
Rifoluiamola di mille in vna + Sappi che quel
lo che debbe efere conuien che fia egli è deflia
nato che tudebbi iftafera tor moglie,
PEDANTE, giunto impronifo»
MARESCALCO,., CONTE, CAs
VALIERE, MES IACOPO:
Sapiens dondinabitur afiris,
Ecco chi procurara per me , che dite voi maeo
Fro? | |
Dico che faui dominano gli afiri cioè le (telle, .
Però è di neaffità che tu la tolga. Leo pi Tolo:
meo, Albumafar, ex ghaltri aftronom arca il fi
tis agimur,il fic fata volet il fic'erati m fatis,
Che dia tu mo? (sn
Dio che hò ftoppsti dietro Albumafar , ey Telo
meo , eg tutti glia(trologi che fona , &y faranta
à
Cau,
Mes.Iac.
Pel.
Mar,
Con.
Pe d,
QviNTO
mo,
AD, oh, ah,
Maefîro vdite, effortatelo con le voStre philofo:
phie a torla, &r alungute la diceria.
Volentierì , libenter quis babes aures audiendì
onidiat, vogliati ù me fotio, quia amici fidelis
nulla ei comperatio | Ogni cofa è voluntà d'14
dio, & maffimamente i matrimony , ne i quae
le fempre pone la fua mano, Et itrrum di nuo:
uo ti dico, che queSto tuo (tonfalitio è fatto ifta
mati laffu",er iftaferafi farà quaggiù, che co
me ho detto Dio a ha pofio la mano,
Era molto meglio per me, &y più bonore di M,
Domenedio s'egli baueffe pofio lamano in vna
lettera che mi faceffe contare da un banco mille
ducati, I
O non celabù egli pofla , fe te ne fo dar quate
tro millia in dore? i
Lafciaternà finire Marefealco , io ti dico che pos
tria nafcere vn' figlio femiris eius , che dale
lo aluo materno potrebbe di quella pulcherria
ma gratia che hà Alphonfo d’ Auolos, il'guas
le con la fua Martiate,,t Appolinea prefene
Ga, di fe parere frmie uudare , 7 lo carrimus
virtutum , ac viticrum demonSirator, diffe. bee
ne, dicendo che mentre le fua natia libera
titare lo fpoglia nudo jin cotal atto rilue, e
rifplende, più che non fee rella fua paupera
tate il Romano Fabritio, benche verites odis
Mm parits i
Ei
ATTO
Cau, Nota,
Con, Auerte,
Mes.I4c, Attendi,
Mar, Ionoto,ioauerto îo,attendo.
Ped. Et chi 51 che non apprendeffe di quella flrenua
eloquentia , con cui lo Inuitafimo Due di vre
bino rag guagliando Carolus quintus Imperae
tor delle Lali@ giornate , effequite dai militi
Itali, Gallia , Hifpam, ex Germani, fece (ius
pefacere fua maieftade e come il maffimo Fabio,
S.D.Q. Rs raccontandoli con quale arte hanea
tenuto d bada'il Cartuginefe Hannibale,
Cau, Ei s’hà aff.bbiato la giornea,
Ped, Made fine, ‘
Con Epurbellacofa il parlar de i dotti,
Mar. quefli fono gli (pai. i
Ped, Potriaappropinguarfi al continente Di Alefs
fandro Medias, vno altro Macedone Magno,
to al tremebundo Signor Giouann de Media
terrorem hominumg Deumg, al Luaafco Pan
lo fuo precettore , co: difcipulo , Et in boritne
te,to' mn largitate allo Stampa Maffimiano, Ho
ta pictoribus, atg Poetis: fi Poetislo Aebraiz
co, il Greco ; il Latino, & il Volzar Fort:
nio viterbienfe,
Can = Vrifapevedì molti nominativi,
Ped, —Egobabeoincatbalogo tuttii nomi Viroruni
eo mulierum iluftrium,eo bogli apparati a men
te, fi Poetis; porria effereil BE MBO pas
cer peieridum, ò il Mol%a Mutinenfe che arrefta
O VINTO
fon la fuafiftola i torrenti 3 ò il culto Guidiccio»
ne de Lucu,ouero il mellifluo Alamanno Floren
tinus,ò il terfo Capello di Adria,n0 pure lo adgle
feentulo Veniero , eccorelo il lepido Taffo,
Mer, Chebdioa fareditanti nomi?
Ped, —Aricamareene, perche fon Margurite , Viios
ti Zaffiri, Lacinthi , eo Balafers Cò fi? E
glifia il miracolofo Iulio Camalio che infonde la
feientia come i deli, il Clariffimo BeaZZano Ve
neto , € forfe un vmeo Aretino,eo vn Ioharm
Pollio de Aretio , fermati, eccolo il faceto Firen
Gola “eccolo il Fanfto, il quale hà tarta dottrina,
che nen le porteria la fua quinquereme + Ecco il
buon Antomo mezZebarba le cui leggi hanno
fatto prantorto alle mufe, ouero Lodosico dol
ce il quale horafiorifce leggiadramente.
Con. = Voîmr parete un Piouano che ffoderi il Calene
dario d i Contrdims
Cau Ab, ch, ah,
Mes.Iac, Ab, ab, abi
Ped, Chetiparuedella Comedia recitata in Boloa
gna a tanti Prencipi del Ric® è da lui compos
fia nella prima fua adolefcena , con l’intitatios
ne dei buor Greci er Latitt,
Mar, Odiduoloripararatu.
Ped, = Vedeflituin San Petruomio', la accademia Roe
| mana ? nonti ammirafti del Ioio vne altro Lie
nio Parauinus , un altro Criffo Saluflio, io is
diil Tolomeo Claudio eruditiffimo armatio di
fiientie ivì conobbi il Cefano pin liberoche lo
ATTO |
arbitrio, fi como conofce il mondo il nofiro Gies
iacobo Calandra , il noftro Statio, er il Faftis
tello Don Honorato, Lumnare maius del
Magnanimo San Benedetto de Nurfià,
Cau, Noi cifiamo per fino a notte.
Con Egliè fcappato,
Mes.Iac, Ab, ab ab.
Ped. Zitti, filentiumsfi pittoribus.
Mar, Oimeche morte è queSla,
Can, Ab,ab, ah, tria
Ped, Si pittoribus,vn Titiano emalusnature è ins
mo magiSter s fara certo fra Sebaftiano de Ves
netia, diuiniffimo, Etforfe Iulio Romane caz
rie ,0 dello Vrbinate Raphaeilo allumno + Et
nella marmoraria fecultate , che douea dir pri:
ma ( benche non è anchora deafa la preminens
tia fua, )unme$o Michel angelo, un Iacopo
Sanfauino (peculum fiorenti,
Mars Signori io federò convoltralicentia , bor fegui
tare la Comedia,
Con. Ah,ah,
Cau, Ab, ah,ab.
Mes.Iac, Ab, ab, ch, ab. |
Ped, Sed fotio, fede frate, fanta dubbio nella vittruz
niale architettura ferà vn Baldefar de Sena ve
tus ,un Serlio de Bononia docet , vn Luigi ame
chim Ferrarienfe, inventore di integliare gli
orientoli Crifiali, Eccolo in Armoma Adria:
no, Sforfo di natura. Eccolo Pre Lauro, eco
solo Ruberto, in ambalisbene fonantibusz
O VINTO
Ilio de mutina; co Marcantonio è Non lo
alditu che egli già fuona come il mediolanens
feFranafco , ex il Mantonano Alberto f &r in
cerufia è già lo Efculapio Polo Vicentino è
nel capitolio creato fuo cine dal Senato.
Mar, Sonatei piuich’è fimto il primo atto,
Can, ab, ah, ah,ah»
Con. Ab,ab, ah,
Mes.Iac, Ab,ah,
Ped. Certo; certoeglibaneradi quella integritate
di quella fidelitute, eg di quella capacitate,
che bà il Signor Meffer Carlo da Bologna,
Nel lacui prudenza fi quiefce lo arimo del Dw
ca ottimo Maffimo , Altandem porria equipes
rare lo imtegerrimo Aurelio , lo (}lendido Cae
ualier Viento Firmano , &r forfi parteapè
del la buona credenta , che hà non folo il Ces
refara Ottruiano , ma tutti î Gentilbuomini di
Corte di fua eccellenta , eo fendo femina che
Dio,
Mar. Me ne feampi, i
Ped, Lovoglia, barà delle qualitati della famofifima
Marchefa di Pefcara,
Can = BHorafi chebifognerà legarnì,
Ped, Perche? sabliama
Gan = Percheappena Dio potria fare che donna alate
na baueffe vna fola delle mille gloriofe parti fues
Seben rinajceffe madonna Biancu del Conte Md
fredi di Collalto;delle chi prefen% fi ineraniglia
borail Cielo, fi coie gia fe merauigliò la terras
ASTIT\O
Con Ellaècofi nepotea egli effere marito di miglior
mogliere ne ella mogliere di miglior marire.
Mes.Iac, Voiditela verità.
Mar, Corvedete cuius figure, chele voftre chiace
chiere non danno in nalla.
Ped. CertuomeSi che ella fu battata delle died mufes
Can Dominele fon nove, fe gia non di volete mets
tere la vofira Maffara,
Ped, = Comenoue? faldi Cliovna ,Euterpe due, Ewa
rania tre, Caliope quatuor, Eraro quinque,.
Thalia fex, Venus fette, Pallasotto, o Mie
neruanouem , verum eSi, o
Mar, Rifonateipisial fecondo,
Cas. Ab,ab, ah,
Con. Ab, db, ah, ah
Mes.Iac, Ab, ab, ab, ab, ah,
Mar, = Nonbò mighada ridere io è queftafefa,
Ped, = Perefferelamiacratione ex abrupto, non mi
feordo di dirti che potria la tua fattrera banere di
quella prudenta, di quella prefen& , to' di quele
lamagnifienta, con cui le gentildonne Venee
tiane fanno ftupire laftupendi(fima Venetia,
Mai. Seiocredeffibauerevna figlia che fimigliaffe
pure a vna loro.fearpetta vecchia , im ginocchio
ra le daria l'anello, | |
Céu. Lodarofia Macone, poicheteneè gita a puflo
vna,
Ped. HoraChriflodimal vi guardi Marefcalmo hos
norando.
Mer, Brigutaal pedagogo none hà darifpondere
Com
Pe d.
Cao
Mar,
C4l,
Con.
Ca,
Con,
Ca,
Con,
Ped,
QOVINTO
gro , fe non che queefti figli che vuole che nafcos
no del fatto mio , fendo mafchi potrebbeno effe
re giocatori roffiari , ladri , traditori , poltrog
ms fendo fervime alla mentrifta puttane.
A riuedera. |
Saldo qui: tu fei buomo, co ellaè donna di tal for
ce ,che de ifigli, ey delle figlie, non è da {peo
rarne fe non cofiumi , er virtù. |
Prudentemente parlaSli ; quia perche, Arbor bo
na , bonus fructus facit.
Deglialtri buoma padri,ey delle altre buone ma
dri, banno ii figliuoli peffimi, eo sò bene quano
te corna hanno tre buoi,
Andiamo in cafa tua, cy parlato che bauremo
largamente fra noi sonfe(ferai per te ifleffo ch’
e ottima cofa il contentare, eg lo vbbidire il Sis
guore,
Bene , bene,
Andiamo,
Quel che piace alle Signorie vofire,
Entri, V.S.Contr,
Entri.V.S,Caualiere,
_Non faro Conte,
Non farò Caualiere»
Pur la Signoria voSira,
Pur la voftra.
Cedant arma tege è
Mes.lac. Vi fono fchiauo maeSiro che non fi flimano
più tante lombardarie cortigiane |(pagrmole da
Napoli,
Vec +
Car +
Mat,
Gent,
Mat,
Car.
Mat,
Car.
at,
Car,
f_ —_g
i NI PO
VECCHIA, CARLO, paggiodel Did
veftito da Spofa. MATRONA,
GENTILDONNA,.
La piu bella fefla del mondo , il Signore ha dato
adintendere è tutta la Corte che da ‘iffafera mo
glie al (uo Marefcalco , eo vedendo che ciafcue
no il crede ci ha fatto veltire Carlo da fano in
vece della Spofa che fi è data nome di dargli, ab,
sh, ab, eccoli fuora,
lo fccio miracoli , co dimafehio fon diuentata
femina, ab, ah ,il Marefcalcomi hà a darla
nello ab . ab, ah,
Alla fe buona che ogni perfona credebbe chetu
foffi vna fanaulla , al’arîa, alle parole , à imoe
di, e all’andare ab, ah.
Alla croce di Dio che voi dite il vero. To sò che
le fue guancie non hanno bauuto bifegno di bel
letto.
Tu hai intefo come tu debbi tener gliocchi,
Boffi cofiè
Bene,
Con latefia bumile , €9 chinata wn poco è que
(to modo ché
Si > (a fauio , vergognofo, & riuerente , &
Come viene lo fpofo nouello affige gliocchi in
terra, &9 non guardar mai niuno in vifo. Et
fatta la diceria non dir di fi, fe non alle tre vola
* ce fai?
Madona fis
Mat,
Car,
Con.
=
QVINTO
Proyati yn poco.
Con gliocchi cofi guardando in giù , con la boce
cad quefta foggia, facendo le riuerente fi, tr
cofi 5 alla terda volta rifponderò Signocor
sii
che mi venga la morce fe mai bò vifto fpofa far
fi bene,ah, ab, af.
Nonila guoftar con le rifa,
Non dubitute,
‘Nonti fcordar di mettergli la lingua in Bocci,
che cofi piace al Signore,
«Non mi fcorderò.
Hora ecco la cafa del Conte, innanfi Matronas
Pur voi Gentildonna,
Pur voi Matrona,
Ani vel
Tocca a voi,
AÒme tocca, che fonla più vecchia.
‘An%i à me, che fon la (pofa,
Cofi è,entrate (pofa,eo noi altre tutte infieme,
CONT. CAVALIERE, MES,
IACOPO. MARESCALCO.
PEDANTE.
Noi habbiamo commiffione,cofo che non di voe
glia vemr per amore,di menartiai per fora»
T% a perdonerai bifogna vbbedire il Signore ,
Daltre cofe fon bubbole,
tod
i x
Mes.Iac, Se te ne incernien male non dir poi landò ,
ti
' d
Msr.
Con,
Mar.
Cas.
Mar.
Mess, Idc,
Ca,
Mar,
Con.
Mar,
Ped.
Mar -
Con,
Anb,
ATTO
co filetto.
Horfu vbbiditelo, amma% <atermi , auatemi d
affanno toflo,
Togli queftianelli , vno Smeraldo , &y vo Rue
bino, i quali ti dona il Signore,
Tal prò faceffetal donosa chi,
Auiamoa paffo paffo fin che ordini il tutto,
Voi andate alle nozte, &3 i0 alla piuflitia,
Pyr dalle.
Ecco la cifa del Conte entriamo, Et poi dinan
Zi a quefta porta, in quefia bella piazZa vò che
ta la (pofi ,4 ad che dopo mille anni fi dica qui
{posò la buona memoria del Marefealco del Sie
nor Duca madona tale.
An%i fi dirà qui fù giuSlitiato il Marefealco "del
Signor Dua1, bontà della fua fedel feruit la
Non fante cofe, entrate Spofo,
Io son mé curo di queSti honori,
Bifogna feruare il decoro nelle occorrentie delle
siii + Come etiam anchora effer verò io nel
la oratiane , chefua Eccellentia me hà impofto
che io feccia nel tuo matrimonio , entra igitur
adunque , tamen niente dimeno entra Spofo,
Berteg giatemà , fchertitemi, vituperatemi che
lo fopporto , perche non poffo far altro.
Vemee dentro tutti,
AMBROGIO, M. PHEBVS,
Prima vorrei Slare vanno fante melfa
I predica,
Phe.
Amb,
Phe.
Amb,
Ped.
Amb,
Phe.
Amb,
Phe.
Am b,
Phe,
Amb.
Phe,
Amb,
P he,
A mb,
Phe,
amb,
Phe,
QVINTO
predica s ey fanta vefpero che perder queflo pid.
cere, . i
cp ti dico io,fai tu aò cheio dubbiro?
NO.
Che non faccia vemire il Signore in collera con
la fua oftinatione , ey che peradnon lo uca
| alle forche,
No?! caccia egli alle forche è dargli moglie.
A me pare che lo cicci in Parad:fo è dargnene
bella ,&g ricci, & Divilvoleffe che io entrafo
fi nel fuo luogo,
Deb bada a viuere,
Come a viuere?
A viuere fi, fe tu fapefi che cofa è moglie la
fuggirehti come fa egli,
Che cofa può ella effere? i
Hoi tu mai hauuto il male amorofo?
qual’è il mal amorofos
Il franaofo.
Perche gli dici tu amorofo?
Perche nacque frale cofcie diommia vinat Ac
mor,
Et che farebbe hauer quello che hà quafi tutto il
mondo , co bauendolo ti parria cheio fo(fi um
ladro?
Non dico per quello?
Perche lo dia?
Per farti con vna comperatione toccar con ma
no che vofa È moglie,
Hor viadi fafo+
Ambr,
Amb,
Rag,
Amb.
Bal.
Phe,
*-. Ade
Lamoglie in vna cafa è come il mal franciofo în
vn corpo,to fi come fempre al corpo hora duole
vn ginccchio,hora vnbracao, et bora vna mio,
Cofi nella cafa oue ella ftà fempre manca qualche
cofa di quiere,et vn che ba moglie è fimile ad vn
che hà ad che t'ho detto, pche,o che la fente rab
biofa,o che latruoua ritrofa,o che la fiorge pom
po(4,0 che la vede fecaofazne mai fù,ne mai farà
marito che babbia moglie fenZa vn che ; 0 fenta
vn ma.Si come anco nonfù mai buomo ne farà,
che non refti,bauendo il male vniuerfale , fenta
vn duolimi vn poco qui, co vn duolmi vn poco
quà, ma non vedi tuil Ragazto,to' la Balia del
Marefcalco?
AMBROGIO RAGAZZO,
BALIA, MES, PHEBVS.
Che c’è figlio bello, faremo noi quefia pace, tr
quelle noz%e?
La pace e fatta, co le nez%e fi faranno , perche
non mi potrei areccire a (lar con laltri, ey bene
che egli m'habbia dato atorto non mi vo partir.
da lui,
Sauiamente,
Cofî dico io,che non darei vna frulla di tutta la
villamia chi mi ha detto, Perche me l’hò pure al
leuaro,eo le fue nozfe di ripaaficheranno in fie
me,
E ‘chiaro.
Bal,
Amb.
Phe,
I Staf.
SI ONIPNTT n
Paffatagli la flix%4,è, meglio che il pane.
Di gratia andiamo toflo a aò che non deffe que
fto beato anello fenda noi,
Andiamo per quefla ftretta qui , eo per l’ufcio
dietro entreremo in cafa del Conte,
STAFFIERE folo,
Firdrà pur mai più il mogliazZo di quefto Mare
fealco,tutto di bog gi fon trotturo in qua , er in
la per lui, horache mi acconciaua per fare
vna baffetta,a canallo a cauallo , il fignor mi ha
comandato che io volando dica al Conte che adef
fo faccia darle lo anello. quefta è la fua porta,lac
friami buffar forte tic,toc,tac,
FANTESCA del Conte,
STAFFIERE.
Ci è giù? ©
Fateuì alla fenefira.
Chi batte è
° Vno Staffiere del Signore,
Che comandi?
Voi fete amima mia?
Si fperan%a.
Dite al Conte che in quefto punto faccia dare l’a
nello alla fpofa,che glielo comanda il Signore,
Dirollo eb, eh»
Che fofpiro fu quello?
Gy
ATT ®
Wn fofpiro che vorria che tu l'haueffi a dare al
la tua Giorgina.
Son per offeruarui cò che vi ho pro meffo,ma ri
«ordateni d: quella cofa,
Alle none per Pufcio della flalla, fai È
Si Signora,
Alle noue intendi?
Io bointefo , Reina delle Reine,
Sputa tre volte.
Cofi ferò Imperadora delle Imperatriai.
Non ti lafciare inzannare dalle here,
Ingunnare an cer delle anime?
Ea qualcofa per non ti adormentare:
Farollo Zucchero de i confetti € penocchiate
dei marfapam.
Le rioue non ti fi fcordino,
Le non mifi fcorderanno latte delle gioncate,
to fcatela delle gioie. Pigliate at bafcio
che io vi auento , Gli hò pur dato la berta als
la poltrona, e fuori pure le noue e le diea a lor
pofte , che io non fono per andarli ,ma che man
draè quefta , io andrò di qua.
Con,
Can
Mar,
Con,
Can,
Mar,
Con,
Cau
Con,
Rap»
Bal,
Ped,
QviNTO
CONTE, CAVALIERE, M, 144
COPO, PEDANTE, M, PHEo
BV S, AMBROGIO, MARESCAL
CO, RAGAZZO, BALIA, MA:
TRONA, SPOSA, GENTILDON
NA, VECCHIA,
Non c'è meglio che far buono animo,
Cofi gli dico io.
Se io hauefJi a morire vna volta fan%a moglie
farebbe vna pietà, ma bauere a morir mille con
efa è va crudeltà che puo mescurne quella dî
Nerone,
Ecco fuor la Spofa con vna bella ompanmia, ce
gna ella è pur bella.
OÈ Dio a chi corrono dietro le venture,
Oime,io muoio,io fcoppio commen,(pirtum mes
Ato, ato , sfibbiatelo,Marefcalo , 0 Mares
falco,
Quefto è ilpiù nuouo cafo del mondo , glialtri
vedendo vna bella Donna rifafcitano , tr quefia
more?
Egli nonribà punto il fiato,
Padroe raccomadateni alla Madona di SA Piero,
S'egliefceditinto affanno fè voto di far dire
ogm mattina l’oratione di Santo Aleffo dinans
2 alla mia feala,
Altaria fumant perche fine Cerere e Bacco friges
C hi
"9
ATTO
Venusynon ti perder fotio, ;o
Con Bagnatelibenei polfi,
Mar. Oimeilcore.
Cau. = Sufo chenonc’è mal muno,
Ped. Fumofità che vengono dal arebro,
Bal, Comegliètornatilcolorprefto..
Rag. ©'eglibailfodonaturale,
Mar. Voifiate quiBalia, cr tuGiannico?
Bal. = Iononguardoalle tue beflialità.
Rag. Nonfitronanopertuttode i Giannicchi.
Mar, Nonvibauea vifto Me(fer Iacopo,
Mes.Iac, Non poffo mancarti peraò fon qui.
Con. Hornon piùmò,facaemo quefto poffo.
Cau, A quefta magnamma imprefa,
Con = Maeflro,voifareteil fermone,ò lì menate quila
Spofa,a ciò che fi compifca far hor la voluntà del
Signore.Et tu Marefcalco farai contento d’ubbis
dirlo,è vero?
Mar, Signor nò, |
Con Ochediraidifi,och’ioti fcannerò con queto»
Cau Eglifcoppiafe nellafuafefia no fi fuona a morto
Mar, = Nonni fate difpiacere che vi dirò perche nò pof
fo torla. ‘
Con Perche?
Mar, Tofono aperto,
Cau, Serrati fetufei aperto ab,ah.
Mar, = Dimadatenelamia Balia non uodire il mio rae
zo.
Bal, = Ionò vò queftabugiain fu l’anima,no è la veri
Rag. HorcofiBalia,viuete fchetta, (tà
Com
Mar.
Cau.
Mat.
Con.
Mar,
Ped,
Con,
Amb,
Ped,
OvINTO
Non più fpofarie,fimamola boggi mai,
Chiamatela qui, vemte oltra,per i miei peccati 5
per i miei peccati, i,
Venite donne con la fanciulla,
Eccoci Signore,
‘A noi maflro tocca di (polueriz3ar la cuntilena
‘ dello (ponfalitio, ts, Can i
| To fudo, er fonghiacaato, |
La parfimoma del fobrio prandio nonmi meita a
efpurgarmi,et però comincieremo latine, perche
Cicerone nelle paradoxe non vuole che fi parliin
volgare del facrofanto matrimomo,
Parlateci più alla Carlona che voî potete, che il
voftroin bus,et in bas è troppo fiuco ad intene
derlo, na |
Diceil vero la Signoria dd Conte, ©
Voi tu che io manchi della granità oratoria? pri
ma poffeggiare vn poco, guardando bora in alto,
bora in baffo alla Demofieniana-Silentium.
In principio.creavit Deuscelum,to' terram , Pre
terea oltradi quefîo formò pifces per equora, e
inter aues turdos, co inter quadrupedes gloria
prima lepus.Dico che Domenedio creato che heb
be il ctelo,eo la terra,fe@e i pefci peri mari , gli
vcalli per l’aria, & peribofchi gli caprioli,
e gli ceruoli + VIterius.ad fimilitudinem fuam
impafiò di cretula la femina, eo il mafeulo , pos
Sieagli fiupilò,ideft gli copulò infieme,acaò che
ficrefceffe,et multiplicaffe fine adulterio vfgeque
fino a taro che fi riempiffino le fedie , che votaro
È de
UL
Mar ‘
Ped.
Mar.
Ped.
Spo,
Mar,
Ped.
Mar,
Rog,
Con
ATTO
i fuperbi, ea profani feguaci di Lucifero, & fia
principalicer lo buomo conculcante Leonem, €?
draconem,&g lo fee animale rationale con il vi
fo,con il tatto,ex-conglialtri fentimenti folum per
che egli puffe differente nel gufto dallebeftie, &
ideo lo coputò alia femina,nel Genefis doye trat
ta di Adamo,er de Eua, Per la qual cofa la Ec@el
lentiffima Signoria del fignor nofiro IluStriffta
mo, copula va quefto momento il fuo celeberrimo
Mef. Marefcalco qui con la formofa Madonna,
cui alla quale mi volgo, tr dio, Piaceni formo
fifimaMadonna pervoftro legittimo fpofo il Ma
refcalo vnico difta eccellenn(fima eccellentia?
O' Dio fulla muta. St
Piaceni morigeratiffima Madonna pervoftro ma
rito, perpetuo il fegneto Marefealco dello Eccellen
tiffimo eo Iluftrif}imo Signor Dum Federico,
Primo Duca di Mantoua? |
Quefto ferebbe il miracolo, "d
Piaceui delitiofifima Madonna per vofiro; fingu
lar conforte in Marefcalco de nobilibus?
Sinooor sii» i
Cauamiquefl’altr'occhio 00 ©
Spectabili viro Domino Marefralco placetvobis,
piac egli 2 voi per voflra fpofa,mogliere , done
na,to' conforte Madò »
Non vi hò io detto che non poffo perche io non f@
no aperto? i
Ciancie,gliè chiufiffimo.
O ‘vuoi dir fi,ò vuoi che io t'ammazzi
Rao,
Bal.
Mar,
Con,
Mar,
Cau,
Cons
Spo.
Mat,
Can
Con,
Ro Ea,
Mar,
Gens
Mor,
Spo,
Mar,
Ped,
Mar,
Spo.
Mar,
Con
Cau,
Con,
QOVINTO
Dite di fi padrone,
Chi fignor,Conte, - |.
Signor fi,io la voglio,la mi piace, mifericordia,
Parla for te,
La mi piace,;io la voglio,mifericordia, fignor fis
Te Deum laudamus.
Bafciateni nel metter lo anello,
Vh, vh. |
Mai non vidi la piu vergognofa,
Parlatemi domanrà.
Bafciala fù,
Poffata, :
La lingua ? io fon condo per le fefte , martire la
faccia Dio che vergin non la potria farne Dio,ne
la madre, oh,cornero io non bò potuto fuggire la
tuatrifta aria, patientia,
Ingratrcao,
Va,eo fideti de i fignori 0,0,0,0,
Debbo effere il beftiale buomo,
Io vò pur veder che fpefa io bò fatta al mio die
etto,
Difpetrodiffe il Petrarara
State falda,ftate ferma, fateni in qua , più, più è
ftà molto bene.
Ah, ah, ah, i
©' caflrone, è bue,d bufalo , è feempio che io foe
no,egli è Carlo paggio,ah,ah,ah<
Come diauolo Carlo,
Lafciaci vedere,egli è Carlo per Dio,ah,ab, as
Adunque noi ci fiamo (lat
Can.
Am b,
Phe,
Ped.
Bal,
Mar.
Bal.
Pe d,
Mes,Iae,
Sta
Corn,
_ Cd
Mar.
Ped.
Cons
Ped,
Re9,
ATTO,
Stati ci fiamo,ab,ch,ah,
Hora fi,che di potiamo chiamare babbiowi Mas
touari ab,gh,ah.
Che cento nouelle ab,ab,ch,
E mafculo?in fine nemo fine crimine viuit,
Paryi che il rubaldone gongoli,
A voflra poSta egli è meglio che io veggia ride
re uoi per le bugie,chevoi pianger me per la eri
tà, ci
Mai nò fi puote cauarela ranocchia del patano,
Efopo nelle fabule,
Tu non brasi adeffo ab, ah, ab.
STAFFIERE del Conte,
Venite tuttiin cafa che la ana è in ordine,
dopo cena finirete di ridere della burla,
Prima la Spofa,oltra Madonne,cy voi Vecchia,
Entratele dietro,
Entro,poi che îo fono il quondam Spofo, venite
Soty.
0g animale fi vuol dar del quondam , come vr
meccamico fuffe degno deffer chiamato quoda,
eglibatari figrficati gfto quoda,egli ne batati,
Che ciculate voi Maefiro? date vna licenta hec
roica alla briguta,to poi venite a pettinare, A ne
diamo Caualiere,
Ne io,ne riuno mio parente fu mai barbitonfore,
et fono vfoa eflere pettinato, to' nona pettinare,
Ah, ah, dh, |
Ped.
Rag,
Pe d è
Rd Bo
Ped,
Pd
Rag.
Ped.
Rag.
Ped.
Rag.
Ped.
Rag.
Ped.
QO VINTO
Di che ridi tu afinellalo ?
Rido che nen fete pratico al foldo, perche pettte
ne in campo vuol dir mangiare a fcroco,
Certo è |
Certiffimo,
Homero,il padre de gli noftri Fludigrea,morio
per viad’un fimile emioma.Ti ringratio che mé
hai aperto vna cofiftrania cifera che non la inten
derebbe Auerrois.
Non fono io dotto
Tu hai vno fpeculante (pirto và dentro che ato,
cito venio. |
Efpediteni toffo, fe nonmangiarete coni guanti,
Come mangiarò con i guanti fe io non gli bò?
Voglio effer pagato fe volete cheio vi infegni
quelt'altra,
Non a rifnuellaremo,
attendete cofti,co dite mal delle mogli,che ogn
uno vi farà fchiauo, a
Si ?
Meffer fi.
A' cattar gratia con gli audienti mi hà auertito
il famulo,<o mi piace, perche a offeruareil deco
ro nel dar congedo alle brigate, bifogna diffua
dere il matrimomo , fi come io l’hò fuafo nele
la oratione nuzZiale , co cogito come debbo fa
re, iolo penfo, io l’ho penfato , ecco ioloefpli
Di, i
Spettatori noi deflimao fouente Deo,cée gli fludij
vacano coporre vna COedia nel fucceffo del Ma
ATTO
refealco cò quatro dif}ure,nella prima tratturo
della felicitate di coloro che fonrimafi fa%a lame
gliere, Nella fecoda difcorreremo la ifelicitate di
quelli a i quali ella morir non vuole, Nella ters
< nerraremo della ruina che viene in fù gli hos
meri, in fù le (palle a chi ld deue torre, quar
to, e vitimo , concluderemo la beatitudine di
quelli che non l'hanno , non la vogliono, gr non
Vhebbero mai, ISto interim, che volea io dire?
ricordatemelo voi,io volea dire,a,a,io lho pefca
to, ifto interim. Valete, &y plaudite,
FINI _$,
IPER TO RI
Miri scià Mi
PIV e » petti
La i
LI
Pa;
brianza Una SOLO ran a
a dara
Vado ) ui De da ;
3 ghi ni SS Io ih |
ifrpiais: ni Mg nie
Ce Tia71 \C I Arion ini ki bl LI 1 le RA) pi PI 14 4 peli e di i vi (è!
bi an Wii
f, CRE
ca il vi tate me pianto c nale da
MATA.
DT sa jo visi
“dd
sopito 9 | dilaga 5 dr
NERE ERA ti stà N RR: 71 si uf
dedi 4 ATE ILI4 4 ba e i Sé, ppi. hi J
dt a CEST
N Ù Ì
i hi
ta
-
uo, rifugia n di Mr4 ceti tue To
LELE AI
è A
tire w Me, re #ri; le.
sie ki sii
bi
PUN,
ai te 11
un
ai
& eee
RZ, Rai, Plodio)
“a
Las
“ n DI im Lr E,
a Ln. e ja i RI I
n uo Furdima, Rm nio raia, > RR gr prep PAR
w
n)
<Y
Pi a
L3
È
i
ef
. past
du
Gpl
n 4 x
DI) 4 À
î s ui
a r : -
Po Ùl 7 Pi
E ' po zi Ri
< 7
& -
(
2
ì
Ù
e
sa
e
1
ie
Su
a
"%
> Rap 3 ae esgna
ce.
9